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il dossier»l’allarme

Dalla scarsa sicurezza al nero. Fuorilegge sette aziende su 10

Sono quasi mille le aziende dell’area giuliano-isontina passate al setaccio dall’Ispettorato nazionale del lavoro nell’anno appena concluso. Il 68% è risultato irregolare.

TRIESTE Sono quasi mille le aziende dell’area giuliano-isontina passate al setaccio dall’Ispettorato nazionale del lavoro nell’anno appena concluso. Il 68% è risultato irregolare. In pratica sono sette su dieci le aziende che non hanno rispettato la normativa vigente in vari campi. Dalle norme sulla sicurezza alla presenza di lavoratori in nero. Ma gli uffici dello stesso Ispettorato svolgono anche attività di conciliazione per cercare di mettere pace tra lavoratore e datore ed evitare le dimissioni in bianco. Casi, questi, che mostrano un incremento di oltre il 30% rispetto al 2016. Numerosi gli aspetti che spiegano questo aumento: il numero di accessi eseguiti in un anno dagli ispettori, le direttive che arrivano dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ma, banalmente, anche la “fortuna” e la bravura degli ispettori stessi di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Ed è un momento meno “ameno” per gli imprenditori, che dovranno sborsare 250mila euro di sanzioni, soprattutto amministrative, per tamponare i buchi dell’anno scorso. È chiaro comunque, forse non a tutti, che gli uomini dello Stato sono sempre all’erta.

«Vogliamo far capire che vigiliamo sempre sul territorio – afferma Nicolina Cavallaro, direttrice dell’Ispettorato che raggruppa Trieste e Gorizia –. Anche se non appariamo, svogliamo un’attività non facile, che per la società è utilissima». Il settore che ha visto più cartellini rossi per la presenza di lavoratori in nero nel 2017 rilevata dagli ispettori è l’edilizia. A ruota i pubblici esercizi, dove vengono effettuati anche controlli notturni, e il terziario. Sono 47 le sospensioni effettuate ad altrettante aziende che si occupano di costruzioni che superavano la soglia del 20% di dipendenti non in regola. Cosa vuol dire? Che dopo aver riscontrato questo tipo di anomalia, nei giorni successivi l’attività lavorativa viene bloccata. Riparte immediatamente non appena il datore di lavoro procede con il pagamento dell’ammenda ricevuta. Tra questi casi sono cinque le realtà che hanno deciso di mantenere la sospensione: i vertici aziendali non hanno fatto ripartire la macchina.

I dipendenti che, anche in altre aree del mondo del lavoro non avevano dei documenti a posto, sono stati 110 in totale, di cui cinque clandestini. E per rimanere in tema di edilizia c’è un altro dato significativo. Le ispezioni attuate all’interno della cosiddetta vigilanza tecnica, riferita solo ai cantieri presenti sul territorio, sono state 173. Il 75% delle volte, ovvero in 129 casi, le ditte non hanno rispettato il regolamento sulla sicurezza. Verifiche che vengono sanate in seguito alle oblazioni o, al contrario, finiscono sul tavolo di un pubblico ministero in Procura. Ponteggi non a norma, impianti elettrici non a terra, uomini senza cintura e casco. Questi sono i primari casi di inadepienza rilevati, che hanno spinto per l’appunto gli operatori dell’Ispettorato ad agire. Andando poi a scovare le altre pratiche che sono passate per l’Ispettorato, nella vigilanza ordinaria troviamo 61 posizioni corrispondenti ad altrettanti lavoratori coinvolti nel fenomeno dell’appalto illecito, per quasi 12mila euro di multa. Si tratta delle esternalizzazioni fittizie, espedienti utilizzati per aggirare la normativa in materia di lavoro al fine di ridurne i costi.

Compaiono, ancora, cinque sanzioni – per fortuna poche – che vanno a bacchettare coloro i quali non hanno rispettato la tutela delle madri. Indennità di maternità non retribuite, per fare un esempio. Sono 217 invece i lavoratori per cui non sono stati rispettati i riposi settimanali.

Tirando le somme sono 707 le violazioni amministrative e 46 quelle penali che hanno coinvolto 714 lavoratori. In euro il corrispettivo da saldare è pari a 242mila euro di multe. La più esosa? La parte dedita a contrastare le cosiddette violazioni “prevenzionistiche”: quasi 100mila euro. Un faldone a parte invece è riservato alle attività amministrativo-autorizzatorie, ovvero

pratiche di normali routine, incluse le dimissioni telematiche (1498) e le controversie. Queste ultime sono 513 in totale e si verificano quando il lavoratore opta per la ricerca di concliliazioni con il datore dopo, ad esempio, un licenziamento, una mancata retribuzione.
 

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