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Giorno della Memoria Folla alla Risiera: «Mai più razzismo»

Comunità religiose e laiche riunite per ricordare l’Olocausto La condanna di Dipiazza «alla follia attuata fra queste mura»

Il bianco mattino di ieri ha fatto da cornice a una cerimonia partecipata ma non scevra da polemiche, all’interno dell’ex campo di sterminio della Risiera di San Sabba, in occasione del 73esimo anniversario della liberazione di Auschwitz a opera dell’Armata Rossa.

Il concomitante anniversario delle leggi razziali, promulgate ottant’anni fa proprio da Trieste, e il sempre più oscuro clima politico odierno sono stati citati da tutti i rappresentanti delle istituzioni, mentre diversi personaggi pubblici hanno presenziato mescolandosi al resto della cittadinanza. «Meditate che questo è stato». Dopo la sfilata dei gonfaloni e la posa delle corone per i caduti alla presenza del prefetto Annapaola Porzio, il sindaco Roberto Dipiazza ha esordito con il monito di Primo Levi. Il sindaco si è quindi richiamato ai valori della Costituzione, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e della carta Comune europea, per poi condannare «la follia dell’uomo che tra queste mura ha perso la pietà e straziato donne, uomini e giovani, prevalentemente ebrei».

Ha continuato: «Come gli ebrei, che sono circondati da una parte del mondo che ancora oggi vorrebbe cancellarli, anche noi cristiani dobbiamo essere preparati e non può essere pallida e timida la reazione alla violenza di chi, fanatico in nome di una religione, ha deciso di cancellare la nostra. La nostra città, dove sono state promulgate le leggi razziali e dove sono state straziate tante vite, ha saputo imparare dai propri tragici errori per tornare, come sempre è stata, un luogo di incontro tra religioni e culture, esempio di pacifica convivenza e tolleranza nel rispetto delle nostre regole democratiche».

Una parte del discorso di Dipiazza ha suscitato le reazioni dei Giovani democratici e della segreteria triestina del Pd, con Maria Luisa Paglia e Giancarlo Ressani: «Il sindaco in quanto tale deve rappresentare tutti e non può affermare con nonchalance “noi cristiani”, spostando l’attenzione dal nazifascismo al terrorismo religioso». Ha proseguito la commemorazione la presidente della Regione Debora Serracchiani: «Non solo ebrei ma anche zingari, omosessuali, slavi, disabili, oppositori politici: a tutte queste minoranze fu negato il diritto di ciascuno a essere considerato umano, essendo diverso dagli altri», ha detto.

«Continuano a serpeggiare tra di noi individui che fanno propria l’eredità del nazifascismo e altri che dimostrano acquiescenza o indifferenza di fronte a chi pratica o proclama l’intolleranza. Il rischio è una progressiva deriva, un arretramento forse lento ma costante dei confini di ciò che è accettabile moralmente, socialmente e temo anche politicamente. Di fronte a certi fenomeni aggressivi, le Istituzioni sono le custodi severe dei principi di libertà, democrazia, uguaglianza e tolleranza che fondano la Repubblica e che incisi nella Costituzione devono fare scudo a ogni minaccia».

Il sindaco di Sgonico Monica Hrovatin ha ricordato l’anniversario della proclamazione, a Trieste, delle leggi razziali, definendole «uno dei capitoli più vergognosi del Novecento». Ha detto: «Bisogna continuare a cercare le parole per raccontare l’Olocausto e il male assoluto che è stato il nazifascismo. La mia generazione a scuola leggeva molto, anche testimonianze terribili, come quelle di Primo Levi, Anna Frank, Hanna Arendt e decine di altri. Ciò ci aiutava a crescere, nella consapevolezza che diritti oggi dati per scontati furono negati a milioni di vittime innocenti, ebree e non solo, strumentalizzate da chi aveva la necessità di inventare un nemico comune attorno al quale fomentare nazionalismi e volontà di annientamento – ha continuato Hrovatin –. Sono rimasti pochissimi superstiti a poter raccontare tutto ciò. È nostro dovere morale prendere in mano il testimone della memoria: non dobbiamo proteggere i nostri figli da essa ma al contrario raccontare loro la storia, quella vera, affinché il nazifascismo non riprenda il sopravvento in Europa».

Sono seguiti i riti religiosi,

officiati rispettivamente dal vicario generale della diocesi Pier Emilio Salvadè, dal rabbino capo della Comunità ebraica Alexander Meloni e dal pastore Eliseo Testa a nome delle comunità evangeliche avventista, elvetica, luterana e metodista.

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