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Polizia slovena multa 14 pescatori croati
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Polizia slovena multa 14 pescatori croati

Accusati di essere penetrati “illegalmente” in acque slovene. Dura nota del ministero degli Esteri di Zagabria

BELGRADO. Dopo le schermaglie politiche e diplomatiche, le azioni di controllo e di “disturbo” delle motovedette della polizia, fioccano ora le multe. E minacce di rappresaglie, per ripagare l'offesa con la stessa moneta. Sanzioni che sono quelle che riceveranno quattordici pescatori croati, prime vittime della disfida sul confine marittimo tra Slovenia e Croazia, non risolta dalla sentenza d’arbitrato, poiché essa non viene riconosciuta da Zagabria.

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Multe che sono state annunciate dalla polizia slovena attraverso il suo sito ufficiale, in cui si legge che a quattordici persone, «pescatori croati», sono state inviate venerdì per «violazioni in mare», ovvero per essere penetrate «illegalmente» in acque slovene. Non è stato chiarito a quanto ammontino le contravvenzioni, stabilite sulla base della normativa sui reati minori, ma la polizia di Lubiana ha informato che esse sono state notificate «ai singoli trasgressori», non a «istituzioni croate», dato che «ogni violazione è ascrivibile a un individuo», non alle autorità croate in sé. Già la prossima settimana potrebbero esserne inflitte di nuove, è stato specificato nella nota delle forze dell’ordine slovene.

Secondo quanto illustrato dalla Tv pubblica slovena, la polizia di Lubiana, nel dare le multe, ha utilizzato la normativa sulle offese minori, in particolare le procedure che riguardano cittadini di un Paese straniero, pescatori con passaporto croato, in questo caso. Dato che «non è stato possibile emettere le multe sul posto» dopo il passaggio «illegale della frontiera, ha spiegato la televisione, si sono dovute esaminare le «circostanze della violazione, raccogliere prove e poi tradurre» i documenti da inviare oltre confine. Anche alla Tv slovena non è stato chiarito a quanto ammontino le sanzioni, ma la polizia ha spiegato che una delle punizioni possibili è «il divieto d’ingresso in Slovenia». Polizia slovena che, nella acque contese davanti a Pirano, è intervenuta nelle scorse settimane per una trentina di volte, anche se lo sconfinamento di «imbarcazioni croate è stato più frequente, con almeno 56 casi registrati, di cui 21 di pescherecci», è stato chiarito. Multe che hanno provocato la dura reazione della Croazia, che ha risposto ieri con una nota diplomatica inviata a Lubiana dal ministero degli Esteri di Zagabria.

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Nella nota, si legge che la Croazia, a causa delle mosse «unilaterali» di Lubiana verso «l’implementazione di una decisione d’arbitrato inaccettabile» da parte della Croazia stessa, sarà costretta a «muoversi allo stesso modo in difesa del proprio territorio». Magari con “contro-multe” che potrebbero presto partire con destinazione Lubiana. Il ministero degli Esteri croato, nella stessa nota, ha poi ricordato che «due Paesi membri della Ue e della Nato hanno la responsabilità di risolvere le questioni aperte in uno spirito di mutuo rispetto, senza prendere misure unilaterali». Per questo motivo, «ancora una volta si chiede alla parte slovena di proseguire con il dialogo» sulla questione confinaria. Questione decennale che continua a dividere i due Paesi, malgrado la sentenza d’arbitrato pronunciata nel giugno scorso.

Sentenza che ha assegnato i tre quarti della baia di Pirano alla Slovenia, che però non ha raggiunto l’obiettivo del contatto diretto con le acque internazionali nel nord Adriatico. La Croazia non riconosce invece la validità del giudizio, secondo Zagabria compromesso da presunte illegittime pressioni sui giudici da parte di Lubiana, venute a galla tre anni fa.

E continua a spingere per la riapertura del contenzioso, attraverso un dialogo bilaterale con la Slovenia.

Ma le multe testimoniano che questa ipotesi è del tutto remota. O almeno al momento non immaginabile.
 

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