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Albania, la piazza contro Rama: «Basta corrotti al potere»
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Albania, la piazza contro Rama: «Basta corrotti al potere»

L’opposizione di centrodestra chiede le dimissioni del governo del premier «Sì a un esecutivo antimafia che combatta il crimine e riformi la giustizia»

TIRANA La spallata ancora non è arrivata. Ma saranno, dal punto di vista politico e anche nelle piazze, mesi di fuoco, in Albania. Albania che ha visto ieri la mobilitazione, nel cuore della capitale, di migliaia di sostenitori dell’opposizione di centrodestra, in una grande manifestazione da tempo annunciata. E pianificata per dare il primo di una serie di forti segnali al premier in carica, Edi Rama, invitato a gran voce dai dimostranti a dimettersi. A canalizzare la protesta, Lulzim Basha, leader del maggior movimento d’opposizione in Albania, il Partito democratico, che ha portato in strada i suoi sostenitori, ma alla manifestazione hanno partecipato anche gli alleati del Movimento socialista per l’integrazione e altri partiti minori, tutti uniti nella richiesta «Rama, vattene».

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A inizio gennaio, gli stessi partiti avevano promesso di «intensificare» le loro azioni politiche, con l’obiettivo di «rovesciare» Rama. Obiettivo che è stato ribadito durante il suo discorso in piazza ieri da Basha, che ha arringato una folla, colorata da bandiere nazionali, di Ue e Usa. Le stime sull’affluenza sono però contraddittorie. Vari giornalisti locali hanno stimato in più di 10mila i partecipanti alla protesta, un numero comunque sostanzioso, mentre gli organizzatori e leader dell’opposizione hanno parlato addirittura di 200mila persone scese in strada. La polizia non si è espressa.

Di certo, si conoscono i numeri degli agenti impiegati nell’ordine pubblico, 1.500, un numero alto, giustificato dai precedenti incidenti registrati in occasione di una simile protesta, a dicembre, molti dispiegati nei pressi del palazzo del governo, per scongiurare il pericolo di assalti. A dicembre, il Partito democratico aveva gridato al «colpo di Stato», contestando il processo di nomina del procuratore capo della Repubblica, anche con lancio di fumogeni in aula, mentre fuori dal Parlamento supporters dell’opposizione cercavano di sfondare i cordoni della polizia per irrompere nell’edificio. Ieri invece, malgrado i timori dei giorni scorsi, tutto si è svolto in maniera ordinata e pacifica. A prescindere dai numeri, «a vostro nome, a nome di tutti gli albanesi», ha detto Basha, «chiediamo che Edi Rama e il suo governo illegale se ne vadano». E soprattutto che «lascino il posto a un esecutivo antimafia che combatta il crimine, che porti avanti la riforma giudiziaria e prepari nuove libere elezioni», ha rincarato. Poi, la promessa. «Se non vincerà questa causa, il Paese non avrà un futuro. La nostra strategia è quella di affrontare il male, di resistere e combattere fino alla vittoria», ha esortato i suoi il leader dei Democratici.

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Parole che, neppure troppo fra le righe, descrivono la strategia dell’opposizione di attacco a Rama, sempre più rumorosa malgrado la secca sconfitta alle elezioni del giugno scorso, quando i socialisti del premier hanno conquistato una vittoria senza troppe ombre, lasciando solo 43 seggi su 140 nel Parlamento al Partito democratico, contro i 74 conquistati dagli uomini di Rama.

Ma la vittoria, secondo i leader democratici, sarebbe stata macchiata da brogli e irregolarità. Strategia che, per sconfiggere Rama, prevede anche di muovere all’esecutivo gravi accuse di inazione o addirittura collusione con la criminalità organizzata.

Secondo Basha, il premier Rama avrebbe stretto legami con potentati criminali locali. E il governo avrebbe le mani sporche, un riferimento all’oscuro caso che vede protagonista l’ex ministro degli Interni, Saimir Tahiri, coinvolto in un’inchiesta per sospetti di collusione con narcotrafficanti albanesi, all’interno un’organizzazione criminale italo-albanese.

Accuse condivise dai manifestanti, che ieri hanno portato in piazza manette e cartelli contro Rama e manichini con il premier in divisa da carcerato.

Ma sempre respinte con forza dal premier, che di recente ha accusato l’opposizione di creare una crisi dal nulla. E ha difeso l’azione anti-corruzione e anti-criminalità del governo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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