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Stuprata a 12 anni a Trieste, in due davanti al giudice

Udienza preliminare per un afghano e un pachistano accusati degli abusi avvenuti lo scorso anno a San Giusto e in via Giulia

TRIESTE Dodici anni appena. E stuprata due volte: una a San Giusto, nei pressi della fontana di Montuzza, l’altra nel giardino pubblico di via Giulia. In questo caso si sarebbe trattato di un abuso di gruppo. Una delle vicende di violenza sessuale più sconcertanti che la città ricordi, accertata almeno parzialmente dagli investigatori, sta per cominciare il suo iter giudiziario: l’afghano Zerani Muhibullah, 22 anni, e il pachistano Hussain Arif, 24, compariranno venerdì davanti al gup Laura Barresi. Per i due stranieri il pm Federico Frezza ha richiesto il rinvio a giudizio, mentre ha deciso di archiviare la posizione del diciannovenne pachistano Khan Zubair che in un primo momento era stato coinvolto nell’inchiesta per la violenza di gruppo in giardino pubblico, ma la descrizione fisica resa dalla vittima non corrisponde con la persona identificata. Se Khan Zubair è innocente, resta un punto interrogativo su chi avrebbe violentato la ragazzina assieme a Hussain Arif. Non risultano al momento altri indagati.

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Ma cosa è successo esattamente? Sono due, dunque, gli episodi. Il primo, avvenuto la sera del 27 maggio dello scorso anno, è molto circostanziato ed è corroborato da vari indizi. La dodicenne, definita come una ragazza “difficile” e “ribelle”, si era allontanata con un’amica dalla comunità di accoglienza alla quale era affidata. Attorno alle 23 le giovani sono in piazza Goldoni; lì si imbattono «in due maschi afghani», così emerge dalla testimonianza della stessa vittima, che attirano la loro attenzione fischiando. Si fermano e fanno conoscenza. La ragazzina, quella che sarà violentata pochi minuti dopo, entra nel vicino Mc Donald’s assieme a uno dei due stranieri: è il ventiduenne Zerani Muhibullah. Escono dal locale con un “milkshake” in mano e si avviano verso il Colle di San Giusto percorrendo la Scala dei Giganti. Le immagini delle telecamere esterne del Mc Donald’s riprendono il loro passaggio.

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Quando la coppia raggiunge la fontana di Montuzza, l’afghano inizia a baciare la dodicenne. Poi le butta per terra e le slaccia i pantaloni. Lei avrebbe cercato di difendersi gridando. Ma invano. È tarda sera, buio. Nessuno sente le urla della piccola. In un’intercettazione telefonica di una conversazione della stessa sera avvenuta tra alcuni migranti, estrapolata da un altro procedimento, emergerà tutta la brutalità della violenza. L’abuso causerà un’emorragia alla ragazzina.

Tutto è emerso dopo che la vittima, rientrata nella comunità di accoglienza, ha riferito l’accaduto a un’educatrice, che l'ha accompagnata al Burlo dove il referto ha accertato la violenza. Le indagini hanno poi portato a individuare Zerani come l'uomo che aveva violentato la dodicenne.

Più nebuloso il fatto del giardino pubblico, vale a dire lo stupro di gruppo che sarebbe accaduto verosimilmente tra il 10 e il 15 giugno, e che vede come unico indagato il pakistano Hussain Arif di 24 anni. All’abuso avrebbero partecipato tre se non addirittura quattro stranieri. Non sono mai state identificati. La giovane sarebbe andata in giardino pubblico, di sera, con la stessa amica per fumare uno spinello. Avrebbe anche bevuto un superalcolico. La ragazzina si sarebbe poi appartata con un gruppetto di migranti che avrebbe approfittato di lei «a turno». In questo caso, stando a quanto emerge, la giovane sarebbe stata consenziente. Ma l’incriminazione per abuso sessuale sulla minore, tutta ancora da dimostrare sul piano processuale, resta ovviamente intatta.

La famiglia della vittima potrebbe costituirsi parte civile. I due stranieri indagati sono attualmente in carcere.

 

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