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Scoglio Olivi, il nodo dei mille esuberi

Ancora proteste e tensioni nel cantiere di Pola dopo l’ok di Bruxelles alle garanzie statali per il piano di ristrutturazione

POLA. Malgrado l’agognato disco verde della Commissione europea al credito di 96 milioni di euro a favore del cantiere Scoglio Olivi, somma che permetterà finalmente di versare ai lavoratori gli stipendi di dicembre, quella di ieri nello stabilimento polesano è stata una giornata a dir poco agitata, con manifestazioni spontanee di protesta. Una giornata figlia del malcontento accumulato negli ultimi mesi dai cantierini e dei dissapori con la direzione aziendale, ritenuta responsabile di aver messo in ginocchio quello che fino a pochi anni fa era considerato uno dei vanti non solo dell’industria istriana ma di quella croata in generale. Ma dettato soprattutto dalla consapevolezza che i problemi del cantiere sono tutt’altro che risolti. E che il piano di ristrutturazione prevede mille esuberi.

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Il disco verde da Bruxelles alle garanzie fornite dallo Stato croato per il credito è subordinato all’avvio della ristrutturazione aziendale secondo gli standard comunitari. Un processo da attuarsi nell’arco di sei mesi e dal quale almeno mille lavoratori - sui 2800 complessivi - risulteranno in esubero. Per loro la direzione ha già previsto il versamento di una buonuscita da 15 mila euro.

E in questo contesto rientra la dichiarazione della vicepremier nonché ministro dell’economia Martina Dalić: «I 96 milioni di euro - ha detto - saranno sufficienti per tre o quattro mesi di stipendi e per far fronte a una parte delle spettanze ai fornitori e alle società cooperative».

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Il ministro ha precisato poi che le garanzie statali sono una misura provvisoria per la salvezza dello stabilimento e che il governo ora attende in tempi brevi il piano di ristrutturazione aziendale. Progetto che comporterà il ridimensionamento dell’attività cantieristica per fare spazio a quella del turismo nautico: per mettere in pratica il tutto si è però alla ricerca di un partner strategico disposto a portare un’iniezione di capitale. Due le società che finora si sono fatte avanti: la Kermas energija di Zagabria, che fa riferimento al noto imprenditore croato Danko Koncar; e il Gruppo Palumbo di Napoli, che vanta notevole esperienza nel settore della cantieristica mondiale. I vertici del cantiere hanno annunciato che nei prossimi giorni sono attese altre due lettere di intenti per il futuro di Scoglio Olivi, il cui 48% delle azioni è attualmente in mano a lavoratori e piccoli azionisti, mentre il 9,93% appartiene alle Assicurazioni Croatia e il rimanente appartiene ad alcuni fondi di investimento, alle banche, ai fondi pensionistici e al Gruppo Adris.

Ieri intanto il comitato di sciopero ha deciso di rinviare l’agitazione di 48 ore, termine entro il quale la direzione dello Scoglio Olivi si è impegnata a erogare gli stipendi. Ma un gruppo di 200 cantierini ha dato vita a una manifestazione spontanea di protesta contro il rinvio dell’astensione dal lavoro. Ai dimostranti che urlavano slogan contro la direzione chiedendone le dimissioni si sono uniti alcuni attivisti del partito Zivi žid (Barriera umana) e di un non meglio definito Fronte operaio. «Protestiamo innanzitutto - hanno dichiarato ai giornalisti - perché i 96 milioni di euro non rappresentano la garanzia del mantenimento della produzione navale a Pola». La protesta è poi rientrata, ma un gruppetto di cantierini ha continuato a esprimere il suo dissenso ed è nato anche un violento diverbio con alcuni membri della direzione usciti dal palazzo per calmarli tanto che è stato richiesto l’intervento della polizia. Il tutto si è concluso senza comunque concluso senza danni per le persone. (p.r.)
 

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