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Bufera sulla Chiesa croata per un “buco” da 50 milioni

Investimenti falliti in una serie di speculazioni immobiliari nella capitale L’Arcidiocesi di Zagabria apre un procedimento canonico amministrativo

ZAGABRIA. Dopo la Chiesa cattolica slovena, con il buco da oltre un milione di euro delle Arcidiocesi di Maribor con il coinvolgimento degli alti prelati di quella di Lubiana, ora tocca alla Chiesa croata: più precisamente alla potentissima Arcidiocesi della capitale, Zagabria. Ma più che di un buco in questo caso è meglio parlare di una vera e propria voragine che ammonta a circa 50 milioni di euro.

Il caso di malversazione finanziaria riguarda i finanziamenti investiti per una serie di speculazioni immobiliari proprio nella capitale. L’Arcidiocesi di Zagabria ha confermato di avere avviato un procedimento canonico amministrativo nei confronti dell’Assemblea dei benefiziati, ossia l’assemblea dei sacerdoti che sono membri del consiglio amministrativo della curia e controllano la gestione del patrimonio ecclesiastico.

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L’Arcidiocesi, sulla vicenda, mantiene le bocche cucite. L’unica notizia che trapela è che comunque sarà emanato un comunicato ufficiale alla fine del procedimento a carico dei componenti dell’assemblea amministrativa della curia che, come detto, è già stata sciolta. Scioglimento che, come scrive il settimanale croato Nacional, sarebbe avvenuto dopo l’intervento diretto da parte della Congregazione per il clero del Vaticano. Secondo quanto scritto dal settimanale i “benefiziati” con le loro mosse finanziarie con i beni immobili della Chiesa avrebbero provocato un danno di circa 50 milioni di euro. Le perdite sono dovute al fallimento degli investimenti ecclesiastici nella realizzazione di un centro commerciale e residenziale in località di pregio nel centro di Zagabria, la cui costruzione è iniziata una decina di anni or sono.

Il “ministro delle Finanze” della Chiesa cattolica in Croazia e decano dell’Assemblea dei benefiziati, Mijo Gabrić, a metà dello scorso anno, in una lettera inviata all’arcivescovo di Zagabria, Josip Boznić ha ammesso le sue responsabilità derivanti dall’avere permesso l’accensione di ipoteche sui beni della Chiesa agli investitori nel progetto. Di quanto stava accadendo erano a conoscenza i componenti dell’Assemblea dei benefiziati, ma, pare, non l’Arcidiocesi: il che in verità appare molto improbabile.

L’avvocato che opera nei tribunali intervescovili a Zagabria, Ivica Ivanković Radak, ha chiarito che i singoli benefiziati non hanno speso o alienato la cifra in questione, ma si tratta piuttosto di una somma che più investitori hanno messo a disposizione negli obiettivi sul terreno della Chiesa, dopo che i benefiziati stessi hanno dato il beneplacito all’ipoteca e ai lavori di costruzione.

Come è scritto nella pagina web dell’Arcidiocesi di Zagabria, i prestiti ipotecari sono rimasti a carico della Chiesa dopo che gli investitori hanno dichiarato fallimento a causa della crisi economica e finanziaria.

Tra gli investitori nel progetto della Chiesa di Zagabria che sono falliti c’è anche il generale croato in pensione Vladimir Zagorec il quale è stato condannato ad alcuni anni di carcere per il furto di gioielli - il cui valore ammonta a circa cinque milioni di dollari - dalla cassaforte del ministero della Difesa quando era il collaboratore aiutante del titolare del dicastero. Questo spiega che forse gli investitori non erano quel che si dice il fior fiore della finanza croata, il che avrebbe dovuto mettere sul chi vive gli amministratori della curia. Ma purtroppo questi si sono lanciati nel progetto che è poi miseramente fallito, lasciando alle sue spalle il terribile buco da 50 milioni di euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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