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Schengen,  Croazia pronta all’ingresso entro l’anno
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Schengen, Croazia pronta all’ingresso entro l’anno

Forte appoggio dell’Italia anche alla membership di Zagabria all’Ocse. Su tutto pesa l’ombra del veto della Slovenia relativa alla disputa bilaterale sui confini

ROMA. «Entro la fine dell’anno» la Croazia «sarà tecnicamente pronta» ad entrare nell’Area Schengen. L’annuncio è della vicepremier croata, Marija Pejčinović Burić, nella conferenza stampa alla Farnesina con il ministro degli Esteri Angelino Alfano al termine della III sessione del Comitato di coordinamento ministri Italia-Croazia. Burić, che è anche ministro degli Esteri, ha quindi ringraziato l’Italia per il «grande e concreto sostegno, molto apprezzato a Zagabria». Da parte sua Alfano, esortando la collega a «continuare a fare affidamento sull’Italia, la cui posizione in questo senso è chiara», perchè «Schengen rientra nella strategia italiana e croata di sostegno reciproco».

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I due ministri hanno firmato una dichiarazione di intenti «molto concreta», ha assicurato Burić, secondo la quale si tratta di «una buona base per innalzare le nostre relazioni a una dimensione ancora più alta». Roma è il secondo partner commerciale di Zagabria, il terzo per gli investimenti. La vicepremier ha anche ricordato che «i turisti italiani sono i quarti per presenze in Croazia». «Auspico - ha concluso - che la prossima sessione del Comitato possa tenersi già il prossimo anno a Zagabria».

E che i rapporti tra Roma e Zagabria siano indirizzati alla massima coesione lo dimostrano le parole del ministro degli Esteri, Angelino Alfano. «Abbiamo sempre sostenuto le aspirazioni della Croazia ad entrare nell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) - ha spiegato il responsabile della Farnesina - e siamo consapevoli dei progressi che la Croazia ha realizzato che l'avvicinano agli standard previsti». «L'Italia guarda positivamente all'allargamento - ha aggiunto - perché questo rafforza il profilo globale dell'organizzazione». Alfano ha definito «fruttuoso» l'esito dell'incontro di ieri alla Farnesina che ha visto impegnati anche i responsabili dell'ambiente (per l'Italia il ministro Gian Luca Galletti), dello sviluppo economico, delle politiche agricole, delle infrastrutture, dell'interno, dell'Istruzione e dei Beni culturali.

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Tra gli argomenti affrontati le migrazioni, la ricerca e l'innovazione e come far crescere la collaborazione economica. Un altro capitolo è stato quello dedicato alla minoranza croata in Italia e italiana in Croazia e, ha detto Alfano, alla «sintonia che continuano a vivere nei due Paesi». La collega croata ha definito «le minoranze un ponte che collega i popoli e le nostre hanno un buon contesto e diritti sia in Italia che in Croazia».

Ma se la vicepremier Burić ritorna da Roma con le tasche piene di cooperazione e amicizia, per esaudire le ambizioni della Croazia ad entrare nell’Area Schengen e nell’Ocse deve ora rivolgere il suo sguardo a Lubiana perché lo scontro diplomatico bilaterale in atto sui confni nazionali (leggi golfo di PIrano) hanno “indotto” il ministro degli Esteri della Slovenia Karl Erjavec a mettere in canna il “colpo” del veto sloveno sia all’ingresso di Zagabria in Schengen sia alla sua membership all’Ocse. Certo l’appoggio italiano è importante anche se confermato da un governo uscente in attesa delle elezioni politiche di marzo.

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Sta di fatto che la disputa sloveno-croata sui confini, rigorosamente concentrata su quelli marittimi nel golfo di Pirano, relativa alla sentenza della Corte arbitrale internazionale sta diventando un vero e proprio rebus sempre più complesso e intricato. Due giorni fa il quotidiano di Zagabria Večernji List (proprietà della Chiesa cattolica austriaca, leggi Vaticano) ha scritto che Lubiana e Zagabria avrebbero sottoscritto un protocollo relativo alla soluzione dei dissapori sui confini, scatenando l’ira del premier sloveno Miro Cerar e del ministro degli Esteri Karl Erjavec. Cerar, infatti, ha con decisione smentito e ha ribadito che, sui confini con la Croazia, la Slovenia non ha sottoscritto alcun documento. Ma che qualcosa sotto traccia si stava muovendo lo conferma il ministro Erjavec il quale ha spiegato come ci sia stato un lavoro di «diplomazia silenziosa» con Zagabria, ma non si è giunti a nessun risultato in quanto i croati «volevano ad ogni costo far prevalere le proprie ragioni». E comunque, ha ribadito Erjavec, non è stato sottoscritto alcun documento. Dunque la Slovenia resta ferma sulla sua posizione: la sentenza della corte arbitrale va rispettata e messa in atto e questo, secondo Lubiana, «è un dovere internazionale per la Croazia».

Nel cul de sac della questione si sono infilati nelle ultime ore anche gli Stati Uniti che vedono nella Croazia un alleato strategico per l’influenza nell’area balcanica contro l’espansionismo russo. La mano tesa è quella del segretario di Stato Usa per l’Europa e l’Asia, Wess Mitchell.

 

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