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Quel vecchio bar Fait all’angolo ritrovo dei “capelloni” goriziani

Capitava a volte verso la fine degli anni Sessanta ai ragazzini, che lungo il Corso qualche ragazzo più grande chiedesse loro «scusa, dove si trova il bar dei Capelloni?», dato che ogni città o paese...

Capitava a volte verso la fine degli anni Sessanta ai ragazzini, che lungo il Corso qualche ragazzo più grande chiedesse loro «scusa, dove si trova il bar dei Capelloni?», dato che ogni città o paese ne aveva uno. In realtà i Capelloni non erano poi così capelloni. Le chiome a malapena toccavano il colletto della camicia, ben diversamente da come sarebbe successo dieci anni dopo con gli hippies, in fiera protesta contro la guerra del Vietnam. La relativa morigeratezza del taglio di capelli, non impediva comunque che il loro aspetto destasse scandalo, con tanti anziani che si chiedevano tra loro, sconcertati, quale dei due fosse il maschio e chi la femmina, incrociando qualche giovane coppia con ambedue in pantaloni dai bellissimi colori, cantati da Adriano Celentano nella canzone “Tre passi avanti” del 1967.

Nel 1962, quando esce il disco Love Me Do, il mito dei Beatles dilaga in tutto il mondo occidentale e anche Gorizia viene subito contagiata dal fenomeno della anglofilia, di quel mondo giovanile magistralmente raccontato nel film diretto, sceneggiato e interpretato da Alberto Sordi nel 1966, Fumo di Londra. Anche a Gorizia nascono gruppi di Mods e Rockers, i primi eleganti e ben vestiti a cavallo di vespe o lambrette, i secondi più rustici con giubbotti di pelle alla guida di motociclette, vecchie Norton inglesi o le prime Laverda, moto italiane di grande potenza. Non si ebbero però da noi quegli scontri tra bande giovanili che caratterizzarono la Swinging London degli anni Sessanta. Anzi. Si creò invece una certa amicizia tra loro che a volte riusciva perfino a superare quelle che erano le frequenti risse che agli inizi del secondo dopoguerra caratterizzavano l’atmosfera dei paesi non soltanto dell’Isontino, con i ragazzini di Mossa che a bordo dei primi motorini compivano incursioni ai danni di quelli di Gorizia o Lucinico o Sant’Andrea o Savogna.

A Gorizia il ritrovo dei Capelloni era il bar Fait che esisteva ancora da prima delle guerra, con una gentile signora bionda alla quale evidentemente non dispiaceva che il suo locale fosse frequentato da tanti ragazzi, che però nella mitologia di molti goriziani erano invece dei giovinastri, brutti e che si lavavano poco e che, oltretutto, infestavano il centro della città, quell’incrocio che si vede in questa vecchia fotografia della collezione di Paolo Pizzi, con i semafori pedonali di quella volta che riportavano un quadretto bianco col disegno di un omino e la scritta Alt in rosso e Avanti in verde. I capelloni, quasi sempre tutti maschi, erano infatti usi sedere sulle catenelle parapedonali, per occhieggiare le ragazze che facevano le “vasche” lungo il Corso, quelle che non disdegnavano di farsi ammirare da questi maschietti tutto sommato timidi e impacciati, mentre le altre cambiavano marciapiede frequentando l’altro lato della strada e superando l’incrocio davanti al Caffè Teatro, che non era
frequentato da giovani ma dalla borghesia di mezza età. In modo poi non troppo diverso da trent’anni dopo, quando il locale cambia genere e proprietà, diventando l’elegante e particolare Barincentro di Paolo Maio, con le proposte musicali di Marco Pilloli.

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