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Sono troppi gli ordinativi, la Cimos non licenzia più

Sindacati soddisfatti anche se non sanno fino a quando durerà questo trend. Il numero di coloro che rischiano la mobilità però sarebbero una trentina

LUBIANA ”Contrordine compagni”. Le tanto temute lettere di licenziamento non verranno più spedite dalla Cimos ai suoi addetti di Senosecchia e Capodistria. L’azienda, infatti, si è trovata a dover affrontare ordinativi maggiori del previsto e quindi non può, a questo punto, “permettersi” di mettere operai in mobilità.

«No, oggi non siamo stati alla Cimos di Capodistria, in quanto non c’era il rischio di licenziamenti», ha confermato alle Primorske Novice la responsabile dell’Ufficio capodistriano per il lavoro, Nevenka Bandelj. Forse le lettere di licenziamento, ha spiegato, arriveranno il prossimo fine settimana o forse la data sarà posticipata per molto tempo, tutto dipende dagli ordinativi che saranno fatti all’azienda. Oggi come oggi questi sono così numerosi da “costringere” la Cimos a bloccare gli esodi previsti nel piano di ristrutturazione dopo che la proprietà è passata nelle mani nel Fondo finanziario veneto Palladio ed è gestita dalla Tch Cogeme, con fabbriche, oltre che in Slovenia, anche in Croazia e Bosnia-Erzegovina.

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A prescindere dall’andamento degli ordinativi, secondo Bandelj, il numero dei licenziamenti negli stabilimenti di Capodistria e Senosecchia, al punto delle cose, sarebbero una trentina e i previsti 20 licenziamenti nello stabilimento di Senosecchia sono stati congelati. Da questo stabilimento, infatti, un gruppo di operai se ne è andato spontaneamente avendo trovato altri lavori, così la stessa Cimos ha offerto i posti che si sono liberati ai potenziali esuberi di Capodistria.

«Per ora non ci sono stati licenziamenti - ha affermato sempre a Primorske Novice il leader del sindacato autonomo del settore, Stanislav Goljuf - ma credo che il processo non finirà senza alcuni casi di mobilità». «Quando tornerà l’incubo dei licenziamenti - ha proseguito - questo oggi non lo possiamo dire, così come non possiamo quantificarli, in quanto non sappiamo quanto durerà il trend di crescita degli ordinativi alla Cimos». «Chi lo sa - ha concluso Goljuf - potrebbe anche comportarsi diversamente e bloccare definitivamente i licenziamenti, nell’industria automobilistica tutto è possibile».

La proprietà della Cimos, fino ad ora, non ha preso posizione in materia e tace. I sindacati, comunque, ricordano che nell’accordo sottoscritto dalle parti nel corso della predisposizione del nuovo piano industriale del gruppo Cimos la stessa si era impegnata a riassumere con diritto di prelazione gli operai licenziati nel caso in cui, fattispecie che si sta avverando in queste ore, sarebbe salito il numero degli ordinativi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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