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Juncker sul golfo di Pirano cerca l’intesa slovenocroata

Il presidente della Commissione Ue vuole chiudere la questione aperta. Lubiana però insiste: «La sentenza arbitrale va implementata così com’è»

LUBIANA La Croazia sarebbe disposta ad ascoltare Bruxelles riconoscendo parte della sentenza relativa all’arbitrato internazionale sui confini con la Slovenia ma nell’ambito di un colloquio bilaterale. Pronta la risposta del ministro degli Esteri di Lubiana, Karl Erjavec: «La Croazia deve riconoscere l’arbitrato nella sua interezza».

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Zagabria avrebbe deciso di abbandonare la “linea dura”, in base alla quale si ostinava a non riconoscere l’arbitrato nella sua interezza, dopo che, al termine dell’incontro con il presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor, a Bruxelles, i l presidente della Commissione Jean Claude Juncker aveva affermato che l’arbitrato è un fatto compiuto che deve essere attuato nel miglior modo possibile e che tra le due parti non c’è una distanza incolmabile.

A Bruxelles si ritiene che Juncker potrebbe convocare i due premier di Slovenia e Croazia, rispettivamente Miro Cerar e Andrej Plenković già entro questo mese proprio per l’implementazione della sentenza arbitrale. Secondo i pescatori croati, che comunque hanno mantenuto un filo diretto con i Banski dvori, Zagabria sarebbe disposta a modificare l’accordo per il piccolo traffico di frontiera in base al quale giornalmente fino a 25 barche croate possono pescare in acque territoriali slovene e viceversa.

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Ma il ministro degli Esteri della Slovenia Erjavec continua a sostenere che la Croazia deve accettare l’arbitrato si confini marittimi e terrestri nella sua interezza. L’accoglimento di una sua sola parte non verrà preso in esame da Lubiana e ha ricordato che l’ambasciatrice nella capitale croata ha già spiegato che la Croazia accetterebbe quella parte del verdetto che le è favorevole, per il resto sarebbe pronta a un confronto bilaterale con Lubiana. «Noi sappiamo perfettamente - sostiene Erjavec - che la parte croata non è contenta della sentenza relativamente alla parte che riguarda il golfo di Pirano, visto che sostengono che la linea di confine corre lungo la mediana del golfo (l’arbitrato concede invece i due terzi alla Slovenia e un terzo alla Croazia ndr.)». «Che la Croazia accetti solo una parte dell’arbitrato, ossia quella che va a suo vantaggio - ha ribadito il capo della diplomazia slovena - e sarebbe disposta a mettere in discussione il resto, per noi è una posizione inaccettabile». «La Slovenia è per il dialogo - ha concluso - ma solo relativamente all’implementazione dell’arbitrato nella sua interezza».

Sulla “guerra” tra Slovenia e Croazia ha fatto sentire la sua voce anche il premier bulgaro, Bojko Borisov visto che Sofia detiene la presidenza di turno dell’Unione europea. «Se vogliamo interrompere l’integrazione nell’Ue dei Balcani occidentali - ha detto il primo ministro bulgaro - il conflitto tra Slovenia e Croazia continuerà». Borisov ha chiarito di non essere arbitro tra e parti e non intende dare loro dei consigli, ma ha avvertito che con questo conflitto non sarà possibile l’allargamento a Est dell’Ue. «Slovenia e Croazia devono trovare una soluzione», ha detto ancora Borisov, la questione è bilaterale sì, ma influisce su tutta la regione e tutta l’Ue. L’Unione, secondo la sua opinione, ha già nell’area diversi altri problemi.

Borisov a breve si è impegnato a incontrare il premier croato Plenković e ha parlato chiaro: «Slovenia e Croazia dovrebbero mostrare umiltà in modo da recarsi insieme a Bruxelles e dire all’Europa: “Questi sono i Balcani. È difficile, ma abbiamo una élite politica che vuole andare avanti e non vuole crearvi problemi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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