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«Il sistema umilia chi è in difficoltà»

L’odissea di una mamma invalida che non ha neanche i soldi per le scarpine del figlioletto. «Stanca di mendicare aiuti»

Lei, invalida al 50%, ha 30 anni e tiene accanto a sè il figlioletto di poco più di 2 anni: un bimbo che pende dallo sguardo e dalle carezze della sua mamma. Anche il piccolo, dalla nascita, soffre di problemi fisici importanti. Non poter contare sull’assegno antipovertà, spiega la donna, significa fare salti mortali per riuscire a vivere con 300 euro al mese, mendicando letteralmente l'aiuto di amici e parenti.

La mamma preferisce restare anonima per tutelare il suo bambino, ma è pronta a raccontare a tutti la sua storia per far comprendere alle istituzioni la solitudine e le difficoltà che migliaia di famiglie come la sua stanno affrontando anche a causa delle erogazioni a singhiozzo degli assegni. Non avere certezze sulle cifre di cui si potrà disporre di mese in mese, spiega, finisce per toglierere il sonno. Lei, come centinaia di altre persone, ha trovato un supporto nella Bis, la base informativa di supporto di via Toti, che sta aggregando le tante persone di Trieste costrette a fare i conti con i ritardi nell’assegnazione dei contrubuti antipovertà. In quel contesto “protetto”, in cui ciascuno comprende le difficoltà dell’altro, le persone si raccontano, senza provare vergogna. Tra quei muri scivolano una dietro l'altra storie che impongono a tutti una riflessione sulla miseria che si annida silenziosa, spesso invisibile, tra gli angoli della nostra città. Quella Trieste delle luci di Natale, degli aperitivi, ammirata dai turisti nasconde un sottobosco che lascia senza fiato. Al Bis di via Toti stanno aiutando gente che passa le notti in automobile; genitori con figli minorenni che temono di vedersi tagliare la luce da un minuto all'altro o che affrontano l’inverno senza riscaldamento. «Io almeno ho la fortuna, rispetto ad altri, di non dover pagare l'affitto e, grazie al Comune, nemmeno le bollette, - racconta la mamma, che tra l'altro è disoccupata -. Tra bonus bebè, carta acquisti e la Mia (la misura di inclusione attiva e di sostegno al reddito) ogni bimestre percepisco 920 euro ma se, come sta succedendo ora, non viene erogata puntualmente la Mia, mi ritrovo a dover vivere con 300 euro al mese”. Con questa cifra bisogna fare la spesa, vestirsi, acquistare i pannolini e pagare i farmaci che servono al piccolino, che non sono esentati. «Ora devo far fare degli scarponcini ortopedici per mio figlio - racconta -. Costano 70 euro. Una cifra alla quale va aggiunta la spesa del viaggio fino a Udine, dove c'è l'azienda che li realizza. Come tutti i bambini, poi, crescerà in fretta per cui quelle costose scarpe non dureranno a lungo. E per me spendere anche 70 euro in più è un problema, soprattutto se il sostegno che attendo tarda ad arrivare».

E il papà di questo bimbo dov’è? «È come se non esistesse - racconta -. E visto che è disoccupato è stato esonerato dal pagare gli alimenti». La giovane mamma è alla disperata ricerca di un lavoro part-time. Ha lavorato per anni in un bar ma ora la situazione fisica non le consente di stare in piedi per ore. Sta seguendo un corso per addetta alla segreteria. «Non posso fare il tempo pieno - spiega - perché mio figlio ha bisogno di me almeno per mezza giornata ma voglio lavorare, diventare autonoma, e non essere costretta a mendicare aiuti. Le assistenti sociali mi hanno aiutata molto, ma voglio uscire da questo circolo che non mi rende libera».

Claudia S. invece, ha 53 anni e un figlio che studia. Ha chiesto il sostegno al reddito lo scorso marzo. Hanno stabilito che le spettano 800 euro a bimestre. A luglio 2017 ha ricevuto l'importo per il bimestre maggio-giugno. Ora attende l'erogazione dell’assegno di settembre-ottobre e a dicembre le è arrivato un acconto di 200 euro. «Per fortuna - racconta - una signora mi fa fare le pulizie due volte alla settimana e così riesco a mettere qualcosa nel piatto, ma questa situazione mi porta a non credere più nelle istituzioni perché se una persona onesta, con umiltà, in un momento di difficoltà chiede aiuto quell'aiuto non può mancare. Se le istituzioni promettono
un aiuto e garantiscono un sostegno a chi ha bisogno, perché poi costringono le persone a bussare continuamente ai loro sportelli, subendo l'umiliazione di dover chiedere giorno dopo giorno se l'aiuto è arrivato, e pregare per quei soldi come se chiedessimo l'elemosina?». (l.t.)

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