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Nel golfo di Pirano i pescatori croati fanno dietrofront

Con l’arrivo del nuovo anno i pescatori di Salvore evitano di spingersi fino alla linea mediana del Golfo di Pirano, in quello specchio di mare che la Slovenia ritiene sotto la sua giurisdizione.

UMAGO Con l’arrivo del nuovo anno i pescatori di Salvore evitano di spingersi fino alla linea mediana del Golfo di Pirano, in quello specchio di mare che la Slovenia ritiene sotto la sua giurisdizione statale in seguito all’applicazione unilaterale della sentenza d’arbitrato internazionale sui confini che continua a dividere Lubiana e Zagabria, con la prima che ha iniziato a implementare il verdetto di cui la seconda continua a non riconoscere la validità. Il tutto mentre Bruxelles rilancia l’invito al dialogo.

A spiegare intanto il motivo del dietrofront dei pescatori croati è Danilo Latin: «È una scelta dettata dalla paura di vedersi multare o addirittura arrestare dalle autorità slovene - ha detto - per cui al momento è meglio essere prudenti». Proprio su questo aspetto ieri è scesa in campo la Croazia: in merito alle sanzioni in cui potrebbero incappare i pescatori istriani, il ministro degli Interni Davor Bozinović ha ribadito che le istituzioni dello Stato provvederanno a tutelare adeguatamente i pescatori istriani e in genere i cittadini croati residenti lungo la fascia confinaria.

Ma la situazione resta di grande incertezza. Oggi è previsto un incontro a Zagabria fra una delegazione di pescatori e il ministro dell’Agricoltura e pesca Tomislav Tolusic. Per domani è invece annunciato l’arrivo a Umago dei rappresentanti di almeno tre ministeri, così da affrontare sul posto le problematiche dei pescatori. A prima vista intanto la situazione nel Golfo di Pirano permane calma, e fortunatamente finora non si è verificato alcun incidente, anche se la tensione è palpabile. Nella loro attività in mare i pescatori istriani devono convivere con la polizia croata che ogni giorno li scorta fino al punto in cui vanno a calare e poi a issare le reti. Chi si spingesse fino alla linea mediana del golfo, che Zagabria considera il vero confine statale, si vedrebbe richiamato - come già accaduto - dalla polizia slovena. Le motovedette di entrambi i Paesi sono diventate una presenza fissa. Eppure fra i pescatori delle due coste opposte del golfo - secondo Latin - i rapporti sono «ad alto livello di civiltà. Tra noi non ci sono problemi, ma tutti siamo profondamente turbati e amareggiati da questa situazione».

In merito alle minacce giunte nei giorni scorsi da Lubiana di adire le vie legali qualora la Croazia continuasse ad ignorare il verdetto, si registra intanto la dichiarazione dell’europarlamentare Ivan Jakovčić, secondo il quale la Slovenia avrebbe scarso peso nello scacchiere europeo, né avrebbe ricevuto alcun appoggio nella volontà di agire unilateralmente sull’applicazione della sentenza.

Proprio ieri, come si accennava, la Commissione Ue si è fatta sentire nella situazione di stallo. Slovenia e Croazia devono continuare a dialogare per trovare una soluzione e attuare la sentenza dell'arbitrato sui confini marittimi: è questo il messaggio che la Commissione ha rilanciato dopo l'assenza di progressi fatti dal 19 dicembre, quando l'incontro tra i premier dei due Paesi, lo sloveno Miro Cerar e il croato Andrej Plenković, non ha portato ad alcuna intesa su come procedere. «La Commissione Ue continua a invitare entrambe le parti a continuare il dialogo a tutti i livelli in modo costruttivo, rapido e non ambiguo, e ad evitare qualsiasi azioni che possa danneggiare le discussioni bilaterali», ha detto una portavoce dell'esecutivo comunitario. Quest'ultimo, ha ricordato, «resta pronto a contribuire

per facilitare l'attuazione al meglio dell'arbitrato». Il Collegio dei commissari, che ne aveva già discusso il 20 dicembre dopo gli aggiornamenti del vicepresidente Frans Timmermans, riesaminerà la questione una volta che ci saranno sviluppi. (p.r.)
 

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