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Sacchetti bio, l’ira dei consumatori

Scattato l’obbligo delle buste a pagamento, il costo da 1 a 3 centesimi. Codacons: tassa occulta

Esordio dei biosacchetti per la frutta, le reazioni nei negozi: "Ora pure questi ci tocca pagare" Dal primo gennaio 2018 anche i sacchetti usati per imbustare frutta e verdura, carne e pesce, affettati e prodotti di panetteria dovranno essere biodegradabili e pagati come le classiche buste della spesa. Le nuove norme sulle shopper, contenute nella legge di conversione del decreto legge Mezzogiorno, prevedono che anche i sacchetti leggeri e ultraleggeri, ovvero con spessore della singola parete inferiore a 15 micron, siano biodegradabili e compostabili. Possono essere distribuiti esclusivamente a pagamento: il costo è a discrezione del commerciante e si aggira tra i 2 e 10 cent. Si punta così a reprimere pratiche illegali quanto dannose per l’ambiente. A soli due giorni dall’entrata in vigore della normativa però, commercianti e consumatori non sembrano aver recepito positivamente il nuovo obbligo. C’è chi si dice stupefatto, chi la considera l’ennesima batosta, chi tra i commercianti, non è d’accordo con l’obbligo e chi ancora cerca di capire come far digerire ai propri clienti questo costo aggiuntivo.Video di Cristina Pantaleoni

ROMA. Oscillerà fra 4,17 e 12,51 euro il prezzo che ogni famiglia dovrà aggiungere quest’anno alla spesa alimentare fatta in supermercati e ipermercati. È scattato il primo gennaio l’utilizzo obbligatorio a pagamento dei sacchetti biodegradabili e compostabili per frutta, verdura, carne e pesce. E a fare la stima su questo ulteriore peso al budget familiare è l’Osservatorio di Assobioplastiche. L’Osservatorio ha compiuto una prima ricognizione nella grande distribuzione, in occasione dell’entrata in vigore della legge 123/2017, il cosiddetto decreto Mezzogiorno, approvato lo scorso agosto, in cui si indica che queste buste non possono essere gratis.

Nella ricognizione compiuta dall’Osservatorio in una dozzina di grandi magazzini alimentari, il costo di ogni singolo sacchetto è risultato compreso fra 1 e 3 centesimi. Assobioplastiche ricorda che il consumo di buste si aggira tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per un consumo medio di ogni cittadino di 150 sacchi all’anno. Secondo i dati dell’analisi Gfk-Eurisko presentati nel 2017, le famiglie italiane fanno in media 139 spese all’anno nella grande distribuzione. Ipotizzando che ogni spesa comporti l’utilizzo di tre sacchetti per frutta/verdura, il consumo annuo per famiglia dovrebbe dunque attestarsi a 417 sacchetti, per un costo complessivo che viene compreso appunto tra 4,17 e 12,51 euro (considerando un costo minimo rilevato di 0,01 e un costo massimo di 0,03 euro).

«Queste prime indicazioni di prezzo ci confortano molto – spiega Marco Versari, presidente di Assobioplastiche –, perché testimoniano l’assenza di speculazioni o manovre ai danni del consumatore». Peraltro, i sacchetti «sono utilizzabili per la raccolta della frazione organica dei rifiuti – aggiunge – e quindi almeno la metà del costo sostenuto può essere detratto dalla spesa complessiva».

Sul pagamento di questi sacchetti si è subito aperta la polemica. Per il Codacons è «un nuovo balzello che si abbatterà sulle famiglie italiane, una nuova tassa occulta a carico dei consumatori».

Per Legambiente, invece, «non è corretto parlare di caro-spesa. L’innovazione ha un prezzo, ed è giusto che i bioshopper siano a pagamento, purché sia garantito un costo equo, che si dovrebbe aggirare intorno ai 2-3 centesimi a busta. Così come è giusto prevedere multe salate per i commercianti che non rispettano la vigente normativa».
 

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