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Quando le Poste funzionavano L’esperienza dei Lasciac

Tanti anni fa, ma non poi tantissimi, c’era una volta un bel periodo con un servizio postale efficiente. Su lettere e cartoline venivano usualmente apposti due timbri, il primo con la data di...

Tanti anni fa, ma non poi tantissimi, c’era una volta un bel periodo con un servizio postale efficiente. Su lettere e cartoline venivano usualmente apposti due timbri, il primo con la data di spedizione e il secondo con quella d’arrivo. Un servizio che funzionava bene, come è attestato per esempio da una cartolina di affettuosi saluti che Fabrizio Lasciac ha spedito da Gorizia il 30 settembre 1900, alla mamma Maria che in quel periodo dimorava a Bébék a Costantinopoli, uno dei quartieri più eleganti di Istanbul affacciato sul Bosforo, dove il marito l’architetto Antonio Lasciac era impegnato nella costruzione della residenza estiva per la madre del Kedivé d’Egitto. Non c’era ancora la posta aerea, ma in treno o in nave la cartolina giunse a destinazione il 3 ottobre, in soli tre giorni.

Non era un caso eccezionale, in quel periodo storico con la posta in città che arrivava il giorno dopo e il postino con due giri del quartiere dov’era addetto alla distribuzione, la mattina e il pomeriggio. Quando le cose funzionano si usano e così Adolfo Carrara (1883-1960), poeta in friulano e dal 1908 impiegato all’Ufficio tecnico comunale dopo gli studi all’Accademia belle arti di Venezia che non aveva potuto completare, il 29 dicembre 1943 manda un biglietto d’auguri per l’anno nuovo al suo amico Antonio Lasciac e alla “gentilissima” di lui consorte, che abitavano a Gorizia in via IX Agosto 11, scrivendo «augura cordialmente formulando i migliori voti di pace e prosperità il dev. mo Dolfo Carrara, Città, via Don G. Bosco n. 11», una casa demolita per fare spazio a quei pessimi condomini sorti qualche anno fa in cima alla riva Piazzutta. Tra i promotori della Società filologica friulana fondata a Gorizia nel 1919, Carrara era sicuro che prima di venerdì San Silvestro, l’augurio di felice anno spedito il 29 di dicembre che nel’43 era mercoledì, sarebbe senz’altro giunto a destinazione nelle sembianze di questa cartolina prodotta dalla storica azienda Cecami fondata nel 1910 da Cesare Capello a Milano, tra le prime in Italia. Con graziosi disegni, nelle cartoline Cecami venivano spesso raffigurati coppie di bambini, che tra natale e capodanno diventavano amorini come in questa scenetta, dove un angioletto di rosso vestito incontra una bimba carica di doni nella gerla, che con la luce di una candela rischiara il sentiero innevato. Quest’anno gli auguri spediti il 20 dicembre da corso Verdi sono arrivati in via del San Michele il 27, a poco più di un chilometro di distanza. In quello stesso giorno 27, il primo feriale dopo le feste natalizie, tanta gente inviperita lamentava negli uffici dov’era stata costretta per ritirare la raccomandata, perché il postino non suona nemmeno il campanello e mette direttamente l’avviso in buca, ben diversamente da quel film del 1981, dove Jack Nicholson suonava sempre 2 volte. Questo mentre l’ufficio per il “ritiro delle esitate” di via Buonarroti, che aveva il comodo orario di aperto
a tutte le ore, è stato chiuso per “ottimizzare” la funzionalità delle Poste, con l’utilizzo proficuo delle ferie per ritirare le buste verdi negli uffici di quartiere dalle 8, 20 alle 13, 35. Non resta che augurare senz’altro un felice anno nuovo 2018...

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