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Medici ridotti all’osso Urologia chiusa a Natale e Capodanno

Lo sfogo del primario (e assessore a Monfalcone) Callari: «I nostri ospedali non sono più un’occasione di crescita»

«Da quasi un anno, nel silenzio assordante di molte istituzioni, porto avanti un reparto che da sette medici nel 2016 ha visto ridotto a quattro il proprio organico, con una fatica e uno stress psicofisico diventato insopportabile. Ho dovuto chiudere in mancanza di alternative l’Urologia a Natale e Capodanno perché siamo al limite delle energie. Ma intanto per forza di cose la lista d’attesa per interventi chirurgici e visite specialistiche è cresciuta».

Sebastiano Callari, primario facente funzioni del reparto di Urologia del San Giovanni di Dio, ha infranto il clima festoso dell’ultimo dell’anno con un’esternazione che è qualcosa di più di un grido d’allarme: un atto d’accusa rivolto «a tutti coloro, politici e non, che hanno letteralmente massacrato la sanità isontina e quella del Basso e dell’Alto Friuli oltre a ridurre l’appeal persino dei grandi ospedali».

La situazione di pesante criticità nello staff medico di un reparto che una volta era considerato un’eccellenza dell’ospedale di Gorizia, in effetti, si protrae da molti mesi, al punto che Callari, di concerto con l’allora dg Giovanni Pilati, aveva dovuto chiuderlo «per ferie» già a cavallo dello scorso Ferragosto. Per 9 giorni era stata interrotta l’attività operatoria e ambulatoriale e l’assistenza ai pazienti urologici era stata affidata al personale del Pronto soccorso supportato da quello della Chirurgia. Per i casi più gravi era stato disposto il trasferimento a Cattinara. In quell’occasione era stato assicurato che entro l’autunno la situazione sarebbe tornata alla normalità con il concorso per il nuovo primario e l’assunzione di 2 nuovi medici. Il primo, tuttavia, non è ancora stato effettuato sebbene 6 “papabili” vi si siano iscritti, e pare dover slittare ancora di qualche mese. Quanto ai nuovi medici (in 7 erano stati ammessi alla graduatoria) ci si è trovati di fronte a un’ondata di rinunce, per cui la situazione non è cambiata di un millimetro.

«Tenga presente – dice il dottor Callari, che non nasconde di aver pensato addirittura a presentare le dimissioni in segno di protesta – che, personalmente, sono costantemente reperibile di giorno e di notte essendo l’unico urologo dell’area isontina in grado di intervenire nei casi complessi. Anche oggi (ieri per chi legge, ndr), pur essendo il reparto chiuso, sono stato chiamato in ospedale a sostegno alla chirurgia. Il paradosso poi è che, non raggiungendo gli obiettivi di budget a causa del rallentamento dell’attività, saremo penalizzati negli stipendi: in pratica stiamo scoppiando ma ci pagheranno di meno».

Il primario, che ha postato uno sfogo anche sul suo profilo Facebook, va giù duro: «I concorsi che l’Azienda sanitaria bandisce vanno deserti e quei pochi che partecipano scappano appena si guardano intorno. I nostri ospedali non rappresentano più un’occasione di crescita professionale. La riforma sanitaria ha trasformato dei nosocomi in cui operavano delle eccellenze assolute in ospedali periferici di scarsa prospettiva, con investimenti via via più scarsi che l’Isontino e la Bassa Friulana devono contendersi come dei mendicanti». In questo caso, al “Callari medico” subentra il “Callari politico”, essendo il primario assessore alla sanità del comune di Monfalcone. «Purtroppo in molti sono convinti – rimarca – che in
questa veste non mi interessi di Gorizia, mentre ho voluto assumere tale ruolo proprio per poter discutere meglio con Azienda sanitaria e Regione, a tutela della nostra sanità e dei due ospedali che, a costo di enormi sacrifici, continuiamo a difendere».

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