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Trieste, caso Redox risolto. Raggiunto l’accordo e sede “liberata”

Contratto, tredicesima, anzianità, due paghe arretrate:un confronto serrato tra la subentrante Crane e la Usb

TRIESTE L’atmosfera natalizia ha giovato all’affaire Redox, la fabbrica occupata per un mese dai dipendenti, che reclamavano il rispetto del contratto nel passaggio al nuovo proprietario V.A. Crane. L’accordo, al termine di un serrato confronto, è stato firmato dall’azienda e dal sindacato Usb - unica sigla - mercoledì 27 e all’indomani lo stabilimento è stato dis/occupato dalle maestranze.

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In seguito all’intesa, raggiunta una decina di giorni dopo l’interessamento della Prefettura triestina, vengono riassorbiti dieci addetti, che a breve potrebbero salire a dodici. Applicazione del contratto metalmeccanico piccola-media industria, tredicesima, livelli, scatti di anzianità hanno trovato la convergenza delle parti sociali. L’accordo consente inoltre di sbloccare gli stipendi di ottobre e novembre, che non erano stati erogati.

L’attività nella piccola impresa, che ha sede in zona industriale e che è legata all’appalto manutentivo di Wärtsilä su gru e carriponte, dovrebbe riprendere entro la fine del prossimo gennaio.
La vertenza Redox era balzata alla ribalta in seguito all’occupazione della sede avvenuta il 27 novembre scorso, quando i lavoratori, per protesta contro le modalità di subentro di Crane in Redox, avevano deciso un’azione che da molti anni non si vedeva nello scenario sindacale triestino.

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Nel verbale dell’accordo la Crane Italia, rappresentata dall’amministratore unico Marcello Marangoni, ha sottolineato l’assoluta autonomia rispetto a Redox, la volontà di rafforzare l’organico, l’intenzione di diversificare la committenza. Prossimamente cambierà sede, trasferendosi dall’attuale indirizzo di via di Muggia.


«Prima vertenza, prima vittoria», commenta soddisfatto Sasha Colautti, che lo scorso settembre ha avviato Usb (Unione sindacale di base) Industria, dopo la militanza nella Fiom e il lungo braccio di ferro con l’ex datore di lavoro Wärtsilä. Nella sede di via San Lazzaro, Colautti ha illustrato i risultati dell’accordo Redox, insieme a Alexander Vecchiet, Silvia Di Fonzo, Fabio Barbo, anch’essi usciti dalla Fiom nella scorsa primavera.
E adesso tutti e quattro costituiscono l’esecutivo di categoria Usb, dove preparano la prima vera annata di vita sindacale alimentata dalle buone risposte ottenute negli esordi elettorali al Sincrotrone (prima sigla), Flex, Wartsila, Insiel. Ma nel 2018 l’orizzonte di lotta si sposterà dalle grandi realtà al vero focus di impegno sociale: «L’obiettivo - dice Colautti - è guardare verso gli ultimi, verso quella parte del mondo lavorativo di cui non si occupa alcuno».

E’il vasto e misconosciuto mondo dell’appalto, privato e pubblico, con particolare attenzione agli ambiti della vigilanza, della logistica, della manutenzione ospedaliera. «Non è possibile - attacca l’esecutivo “a quattro” - che ci siano lavoratori che prendono 5 euro all’ora». Per smuovere disattenzione e apatia, Usb punta allora allora a un modello sindacale «partecipato e militante, che vuole evitare il mercato delle tessere basato sulle clientele intraziendali o su chi compila meglio il 730». Per ora Colautti è contento: alla categoria sono iscritti 450 lavoratori, i fuoriusciti dalla Fiom sono più di un centinaio, «ogni mese cresciamo del 14%».

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