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Scatta il piano salva caprioli all'aeroporto Duca d'Aosta FOTO

Catturati e spostati, per motivi di sicurezza, i primi esemplari arrivati ormai a una trentina. Sbarrati cento varchi nell’area

GORIZIA «In fase di atterraggio o di decollo sarebbe un gravissimo problema trovarsi di fronte a un animale di un quintale». Ivo Boscarol, patron della Pipistrel, lo aveva detto in un’intervista rilasciata al Piccolo a dicembre dello scorso anno. Il giorno prima, la società consortile Duca d’Aosta aveva inoltrato alla Regione la domanda per il prelievo e il trasferimento della colonia di caprioli insediatasi nel perimetro dell’aeroporto di via Trieste. Anche a causa della recinzione colabrodo che doveva essere rimessa a nuovo, in quel momento non era possibile prevedere i tempi d’intervento. Ma se da un lato era chiaro che la questione non sarebbe stata risolta entro la data del 20 dicembre (giorno allora previsto per la riapertura al volo delle piste), nessuno avrebbe pensato che dodici mesi più tardi, la questione caprioli sarebbe stata ancora d’attualità.

Come evidenziato da Alessandra Zanella, consigliere comunale di opposizione e capogruppo della lista civica Percorsi goriziani, l’attività di messa in sicurezza dell’aeroporto Duca d’Aosta riferita alla presenza di un rilevante numero di caprioli è iniziata nelle scorse settimane. Nel dare il via libera, la Regione aveva infatti definito tempi e metodi di intervento. E i tempi prevedevano che per preservare gli animali le operazioni non potessero essere avviate nel corso dell’estate. Si doveva attendere che gli esemplari più giovani fossero in grado di sopportare lo stress del trasferimento.

«Anche grazie agli indirizzi a suo tempo proposti dagli Uffici della ex Provincia competenti in materia faunistica - ha ricordato Zanella, che in quegli uffici aveva lavorato prima di maturare la pensione -, la società aeroportuale ha scelto di incaricare un’associazione che si occupa di tematiche faunistiche per trovare una soluzione non cruenta all’invasione delle piste da parte di questi animali».

L’esponente di minoranza ha confermato che il censimento della prima fase ha evidenziato la presenza «di almeno trenta esemplari all’interno del sito» e che sette ungulati sono stati già spostati in modo naturale. «L’intervento, effettuato alla presenza di un esperto veterinario e di altri tecnici dell’associazione, proseguirà nei prossimi mesi con la cattura di tutti gli animali ancora rimasti per mezzo di trappole “a invito”, consentendo la loro traslocazione in diverse aree del Carso goriziano dove è stato evidenziato un calo della consistenza di tale popolazione», ha spiegato Zanella definendo - da un punto di vista faunistico - il procedimento «interessante» «in quanto rappresenta un’alternativa al prelievo in deroga che avrebbe potuto essere autorizzato». Nessun abbattimento, dunque, anche se - teoricamente - la via della caccia sarebbe stata praticabile.

«Quando si opta per metodi dettati dal buon senso, il risultato si vede - dice Zanella, plaudendo all’iniziativa -. Auspico, che tutta l’operazione proceda come previsto, permettendo così di garantire al più presto la praticabilità dell’aeroporto, salvaguardando nel contempo il patrimonio faunistico che è della collettività».

«La chiusura del perimetro - ha sottolineato Adriano Medeot, presidente della società consortile che gestisce il Duca d’Aosta - è stato uno dei primi interventi fatti. Sono oltre un centinaio i varchi che abbiamo chiuso. Lo spostamento dei caprioli passa attraverso una procedura regionale. Abbiamo dovuto attendere il decreto, ma nel periodo estivo i capi erano monitorati perché la loro presenza non poteva essere ignorata. Stavano nella boscaglia e uscivano solo all’imbrunire quando l’aeroporto era chiuso».


 

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