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Qualità e tradizione Rilanciato dal Collio il Patto della Farina

Si tratta di un progetto innovativo che rivoluziona il rapporto produttore-consumatore e riscopre un’antica varietà di mais

DOLEGNA. Si chiama Patto della Farina ed è un progetto innovativo, il primo del genere in Friuli Venezia Giulia, che da un lato rivoluziona il rapporto produttore-consumatore rendendo quest’ultimo parte attiva del rischio d’impresa, e dall’altro si propone di coltivare nuovamente sul territorio una varietà autoctona di mais quasi del tutto scomparsa, la Specheote. È una storia tutta da raccontare quella in cui il promotore è stato Enrico Tuzzi, dell’omonimo Mulino Tuzzi di Dolegna, assieme al panificio Iordan di Capriva e alla pasticceria Oca Golosa di Gorizia. Tre realtà imprenditoriali unite da un medesimo obiettivo: «La necessità – spiega Tuzzi – di valorizzare materia prima di qualità garantendo un prezzo accessibile al consumatore finale». Il progetto, ora, potrebbe essere addirittura inserito a corredo della proposta di candidatura a Patrimonio Unesco del Collio-Brda, tanto successo ha riscosso: ad avanzare questa ipotesi è stata la consigliere comunale di minoranza a Cormons Elena Gasparin, già assessore al Turismo nella precedente giunta, che nel corso dell’ultima seduta consiliare ha chiesto al sindaco Felcaro, «in qualità di rappresentante di uno dei comuni capofila» di farsi «da garante affinché chi è chiamato a redigere il dossier della Tentative List non si dimentichi dell’importanza delle colture storiche nel rispetto delle biodiversità». Secondo Gasparin infatti il Patto della Farina «è sinonimo di qualità per il nostro territorio e per il nostro ambiente», elementi «che contribuirebbero a dare maggior peso alla nostra candidatura». Ma come funziona nel dettaglio il Patto della Farina? A spiegarlo è Enrico Tuzzi: «Siamo partiti nel 2014: la nostra volontà è quella di far partecipare direttamente il consumatore con gruppi d’acquisto e facendogli conoscere in modo trasparente tutta la filiera e i suoi aggregati, dalla semina alla vendita. In questo modo fidelizziamo il cliente, conosciamo per tempo le sue richieste, incameriamo dati utili e sappiamo in anticipo quali sono le quantità di farina necessarie a soddisfarlo: c’è così ottimizzazione del lavoro, pagamento anticipato degli agricoltori, riduzione dei rischi d’impresa e possibilità per lo stesso consumatore di vedersi calmierare i prezzi».

Ma le novità sono davvero tante: «La filiera di questo tipo di progetto – continua Tuzzi – vede assemblee pubbliche in cui il consumatore stesso è partecipante con diritto di voto: è insomma una maniera completamente nuova di gestire l’impresa, stando attenti anche agli aspetti storici, naturalistici e ambientali del territorio che si vuole valorizzare e salvaguardare. Facciamo capire in questo modo cosa significhi nel dettaglio produrre». Il Patto della Farina è il primo di questo tipo in regione: «Siamo stati innovatori in Friuli Venezia Giulia anche sul fronte dei grani antichi e della loro salvaguardia – aggiunge
Tuzzi –: il ripristino del paesaggio storico passa infatti anche attraverso la riproduzione di una varietà che era andata quasi scomparendo, e che è tipica del territorio Collio-Brda: la Specheote, che per il terzo anno di fila stiamo introducendo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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