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san giuseppe della chiusa

Parcheggi pieni per l’esorcista di Trieste, è protesta

I fedeli in arrivo anche dalla Croazia occupano tutti gli stalli. I residenti di San Giuseppe: «Il Comune sistemi dei divieti»

Dalla Croazia a Trieste: il viaggio di centinaia di fedeli per il prete esorcista Nel piccolo paese di San Giuseppe della Chiusa, in provincia di Trieste, ogni sabato arrivano numerosi pullman gremiti di persone: a bordo ci sono centinaia di fedeli che, dalla Croazia, si mettono in viaggio per assistere alle funzioni religiose di don Rosario Palic, don Rozo, il prete esorcista di Trieste, loro connazionale. Un vero e proprio fenomeno in continua crescita. E già si parla di "piccola Medjugorje" (a cura di Elisa Lenarduzzi)

SAN DORLIGO DELLA VALLE. Un “caso” sempre più complicato. Che sfocia in problematiche legate all’uso della lingua, tema sempre molto delicato a Trieste e dintorni, e di cui è difficile definire i contorni e immaginare una soluzione. È quello originato dalla presenza, a San Giuseppe della Chiusa, piccola frazione di circa 400 persone, situata nel Comune di San Dorligo della Valle, di don Rosario Palic, più noto come padre “Rozo” l’esorcista.

Si parte dai problemi molto terreni, legati alla possibilità di parcheggiare e circolare, in occasione delle messe e delle funzioni religiose, alle quali oramai assistono regolarmente centinaia di persone, per arrivare a quelli che entrano nella sensibilità individuale e coinvolgono sentimenti di fede molto profondi, intrecciati a contese sull’uso della lingua. Molti dei residenti si sono rivolti al sindaco di San Dorligo della Valle, Sandy Klun, per chiedergli di intervenire, fissando una precisa disciplina per la circolazione e i parcheggi in prossimità della chiesa nella quale don “Rozo” celebra.

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«Negli orari delle messe e delle funzioni – protestano – diventa pressoché impossibile parcheggiare vicino a casa e talvolta addirittura muoversi con l’automobile». «I parcheggi sono sempre stati scarsi per la naturale morfologia della zona – replica Klun – e non posso certo modificare la segnaletica stradale soltanto in determinati orari». Interpellate le forze dell’ordine, anch’esse poco o nulla possono fare. «Ho parlato con Carabinieri e Polizia della situazione – riprende il sindaco – ma non ci sono le condizioni per un loro intervento». Per un paese che da decenni vive nella più totale tranquillità si tratta di un pesante stravolgimento delle abitudini di vita. Ma ancor più clamorosa è la polemica legata al tema della lingua. Padre Palic celebra e predica in croato, talvolta in italiano, più raramente in sloveno. E c’è in paese chi arriva a eccepire che questa situazione si traduce in un sorta di retrocessione per i fedeli di lingua slovena. Certo, sono puntualmente previste le messe in sloveno e in italiano, ma quella che è definita oramai una specie di “invasione” è vista di cattivo occhio da numerosi residenti.

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Qualcuno vorrebbe addirittura che si «disciplinassero le sante messe», stabilendo una sorta di regolamento per l’ingresso in chiesa a seconda della lingua prevista per le varie celebrazioni. Un’ipotesi respinta con forza da Salvatore Porro, consigliere comunale a Trieste e da sempre molto vicino alla chiesa cattolica: «Siamo all’assurdo – afferma –, in chiesa entra chi vuole quando vuole. Com’è permesso a noi italiani di frequentare liberamente i santuari all’estero, non vedo come si possa pretendere un trattamento diverso per i fedeli che si recano ad assistere alle funzioni di padre Palic».

Quest’ultimo, arrivato tempo fa dalla Croazia, sua terra natale, nel corso di questi mesi ha dimostrato di possedere un notevole carisma, coinvolgendo centinaia di fedeli che, ogni settimana, salgono su corriere che partono da svariate località della Croazia, pur di poter assistere alle sue prediche e alle imposizioni dell’olio santo. Celebrazioni che spesso culminano con episodi di svenimento e di perdita dei sensi da parte di chi assiste. Ma sono molti anche i triestini che, incuriositi dalla fama di don Rosario, raggiungono la chiesa per le funzioni.

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Immancabile la mozione sul tema di Boris Gombac, consigliere della lista “Uniti nelle tradizioni”, che in aula siede sui banchi dell’opposizione. «Constatato che in paese si incontrano fedeli provenienti da tutta la provincia di Trieste, dal capodistriano e dalla Croazia –, scrive Gombac – e che il paese si trova su un ripido pendio e che siamo in presenza di una vero fenomeno di turismo religioso, chiediamo che il sindaco si impegni a garantire agli abitanti del centro storico la possibilità di usufruire dei parcheggi e a istituire il divieto di parcheggio dinanzi al sagrato del Santuario».

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