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Insulti sul web, autisti dei bus in rivolta a Trieste

Un gruppo di quattrocento conducenti ha deciso di dire basta a offese e segnalazioni false. «Ci tuteleremo legalmente»

TRIESTE Un gruppo di circa 400 autisti della Trieste Trasporti, sui 600 totali, ha deciso di dire basta alle costanti offese e alle segnalazioni non veritiere che quasi ogni giorno prendono di mira, soprattutto sui social, la categoria. E ha stabilito di tutelarsi legalmente quando saranno riscontrati messaggi infondati che puntano solo a diffamare i conducenti del trasporto pubblico locale. È bene precisare che si tratta di un’iniziativa autonoma che non vede coinvolta direttamente l’azienda di via dei Lavoratori.

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Reportage: Viaggio "dietro le quinte" della Trieste Trasporti

Ogni giorno i dipendenti di Trieste trasporti si mettono al lavoro, chi nelle officine, chi al volante di un bus, chi tra i passeggeri, per consentire il funzionamento dei uno dei servizi più apprezzati di Trieste. Fra viottole che si inerpicano sull'altipiano, passeggeri attenti a ogni disservizio e bora a 130, la loro è una vita impegnativa di cui spesso non ci accorgiamo. Il Piccolo è andato a scoprire la vita di Trieste trasporti "dietro le quinte" (video di Simone Modugno e testi di Giovanni Tomasin, fotoservizio di Francesco Bruni - a cura di Elisa Lenarduzzi)



Da mesi su diverse pagine Facebook è partita una sorta di tiro al bersaglio. Obiettivo, screditare gli autisti dei bus segnalando atteggiamenti e mancanze che però non sempre trovano fondatezza. «Ci siamo confrontati e abbiamo deciso di tutelarci a fronte di eventuali diffamazioni e offese – anticipano –, monitoreremo soprattutto i social ed eventuali messaggi diffamatori verranno sottoposti alla valutazione di uno studio legale». Le offese gratuite, dunque, potrebbero costare care a chi con troppa leggerezza pubblica uno sfogo sul web. «I leoni da tastiera, gli “odiatori” di professione si sentono autorizzati a usare parole grosse, termini maleducati e volgari nei nostri confronti raccontando, spesso con approssimazione, di episodi che ci coinvolgono addossandoci responsabilità o mancanze il più delle volte non riscontrate», sostengono gli autisti. «Ogni qual volta intercettiamo una protesta che ci coinvolge – spiegano –, cerchiamo di contattare l’autore della segnalazione per capire cosa sia successo e nella maggior parte dei casi, quando svisceriamo il problema, non troviamo alcun riscontro. In altri casi, l’autore del post si sottrae al confronto o sparisce».

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Il più delle volte, tra l’altro, le rimostranze di cui si legge sul web non tengono conto delle regole alle quali sono obbligati a sottostare i conducenti di autobus. E così, ecco segnalazioni che, con minacce e offese, raccontano di un autista che in una precisa circostanza non ha fatto tappa a una fermata. Peccato che poi, approfondendo la questione, si scopra che in quel punto la fermata è stata soppressa da anni. O c’è chi, ad esempio, si lamenta di un conducente che non ha aperto le porte a una signora, dimenticando però che fuori dagli spazi riservati alla fermata un autista non ha facoltà di aprire le porte per far salire dei passeggeri. E poi lunghi sproloqui, maledizioni, racconti strampalati che mirano a gettare fango sulla categoria.

«Chi riscontra un comportamento scorretto o un disservizio e vuole segnalare concretamente il problema – indicano gli autisti –, ha dei canali ufficiali per poterlo fare come il numero verde o il servizio reclami dell’Ufficio relazioni con il pubblico. Lì troverà un riscontro, una risposta e – concludono – nel caso l’autista abbia realmente commesso un errore l’azienda deciderà il da farsi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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