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Ex Uck alla sbarra: tensioni in Kosovo
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Ex Uck alla sbarra: tensioni in Kosovo

Fallito un colpo di mano parlamentare per abolire il Tribunale 

BELGRADO. L'arrivo dei primi atti di accusa è ancora relativamente lontano, verranno consegnati entro febbraio. Ma la tensione già cresce e il Kosovo sta fremendo. Freme per l'avvio dei lavori del nuovo Tribunale speciale, lanciato nel 2015 e operativo da luglio, che si occuperà di giudicare presunti abusi e crimini di guerra compiuti tra il 1998 e il 2000 da membri dell'Esercito di Liberazione del Kosovo (Uck) contro serbi e "collaborazionisti" albanesi.

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Tribunale, ha informato il portale Insajderi, che avrebbe ormai pronte una sessantina di comunicazioni con imputazioni precise, da spedire ad ex alti papaveri dell'Uck, molti oggi ben inseriti nella vita politica ed economica del Paese. Sono atti d'accusa basati sulle «prove» raccolte nei mesi passati dall'Ufficio del Procuratore speciale e riguarderebbero «non solo crimini di guerra», ma anche «altri reati commessi fino alla fine del 2.000», ha scritto il portale. Portale che ha rivelato anche alcuni dei nomi dei possibili primi indagati. E non sono nomi di modesto profilo, in Kosovo. Si parla infatti di Daut Haradinaj, fratello dell'attuale premier Ramush, figura molto influente nella piccola nazione balcanica, ma anche di Azem Syla, anche lui un altissimo comandante dell'Uck al tempo del conflitto del 1998-99, poi passato alla politica. Papabili per diventare imputati di spicco alla Corte speciale con sede all'Aja, anche altri ex comandanti dell'Esercito di Liberazione del Kosovo, tra cui Shukri Buja e Sokol Dobruna.

Secondo il portale, malgrado le voci ricorrenti in Kosovo, l'attuale presidente della Repubblica, Hashim Thaci non dovrebbe trovarsi nella lista dei primi inquisiti. Ma sia lui, nome di battaglia "Serpente" ai tempi del conflitto, sia il presidente del Parlamento kosovaro, Kadri Veseli, sarebbero «sotto indagine». Corte, ricordiamo, che è un modello di tribunale "misto". Ha infatti sede proprio all'Aja, in Olanda, città che ha ospitato fra gli altri il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia. Alla Corte opereranno giudici e procuratori di Usa, Canada e Paesi Ue, ma di fatto il tribunale è espressione del sistema giudiziario del Kosovo e giudicherà sulla base delle leggi kosovare, una via di mezzo pensata anche per garantire l'indipendenza dei procedimenti e soprattutto la sicurezza dei testimoni.

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La Corte prenderà in esame i crimini compiuti in Kosovo tra il 1998 e i giorni "senza legge" dopo la fine della guerra del 1999, studiando anche nelle sue aule il rapporto del Consiglio d'Europa redatto da Dick Marty, con i pesanti sospetti manifestati a seguito delle indagini e le gravi accuse al presunto traffico d'organi di prigionieri finiti nelle mani dell'Uck. Tribunale che, anche per i nomi dei possibili imputati, piace sempre di meno a Pristina, soprattutto al Gotha della classe dirigente nazionale, preoccupata di veder finire in manette ed estradati importanti membri del suo club. Pristina dove sono state in pochi giorni oltre 15mila le firme raccolte da ex veterani dell'Uck per chiedere urgenti emendamenti alla legge del 2015 che ha dato luce verde alla Corte speciale, una maniera per azzopparla o addirittura per esautorarla.

E 43 i parlamentari, appartenenti alla maggioranza che sostiene il governo, che venerdì scorso, senza successo, hanno tentato di adottare i "suggerimenti" degli ex Uck, un colpo di mano fallito solo per la mancanza del quorum. Colpo di mano tentato che era stato in precedenza condannato anche da storici alleati di Pristina, come gli Usa, che per bocca dell'ambasciatore americano Greg Delawie avevano parlato di possibile «coltellata alla schiena» del Kosovo agli Usa e di rischio «isolamento» per la nazione autoproclamata. Londra, da parte sua, aveva ammonito attraverso il suo rappresentante diplomatico a Pristina che il minacciato voto contro il Tribunale si sarebbe tradotto nella «notte più pericolosa dalla guerra», per Pristina. Si rischia di «buttare all'aria anni di lavoro sullo stato di diritto e la giustizia» e di tagliare le gambe a chi si batte contro le »impunità», la posizione invece dell'Unione europea.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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