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il personaggio

A Gorizia l’uomo che trasforma le bombe in arte

Le sculture realizzate da Sergio Pacori assemblando residuati bellici apprezzate anche da Mattarella e Papa Francesco

GORIZIA È “l’uomo delle bombe”, ma di ostile in lui non c’è proprio nulla. Perché, anzi, Sergio Pacori è un uomo di pace e creatività, un artista che trasforma quelli che sono letteralmente dei frammenti di tragedia in opere d’arte e messaggi di speranza.



Lo conoscono davvero tutti, a Gorizia ma non soltanto. Pacori, 84 anni ma una grandissima vitalità, è da tempo noto e apprezzato per le sue particolarissime sculture realizzate riciclando schegge arrugginite, bossoli (rigorosamente vuoti) o pezzi di bombe risalenti alla Grande Guerra e recuperati un po’ ovunque, nel corso di una vita, sulle alture che circondano Gorizia. Figure ispirate alla religione, ma anche soldati, personaggi fantastici e scene quotidiane. C’è un po’ di tutto nella variegata produzione di Pacori, che negli ultimi 25 anni ha creato più di 130 opere, ed esposto in oltre cento occasioni, sia in Italia che all’estero. Di grande suggestione – e attualità, visto il periodo – è ad esempio l’originale presepe realizzato dall’artista goriziano utilizzando schegge e pezzi di ordigni.

Lo scorso anno fu esposto nel Palazzo della Prefettura di Gorizia, per essere però diffuso, tramite foto, un po’in tutte le sedi istituzionali italiane. E del resto, per le sue creazioni, Pacori ha ottenuto il plauso di personalità importanti, quali l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (rimasto colpito soprattutto da una particolare “pietà”) o Papa Francesco. Il tutto per merito di un talento che nasce da una grande passione, coltivato da Pacori fin dalla più tenera infanzia. «La mia famiglia viene da un paesino, Gargaro alle spalle del Monte Santo, dove quando ero piccolo c’erano più schegge che sassi – racconta –. Noi ragazzini le raccoglievamo, e poi, frequentando i fabbri del paese ho imparato a lavorare il ferro, rubando i segreti del mestiere».

Nemmeno eventi tragici come la morte di un amico, proprio a causa di una bomba che stava tentando di disinnescare con l’ingenuità dei suoi anni, o le sofferenze della guerra patite con la famiglia costretta a lasciare il suo paese d’origine per Gorizia (vicende raccontate anche nel libro “I giorni di Gargaro”, scritto proprio da Pacori) hanno spento la passione di Sergio per quei resti degli scontri bellici disseminati un po’ovunque lungo i vecchi campi di battaglia.

«Per una vita ho raccolto schegge e reperti vari, ma poi ho iniziato ad utilizzarli per le mie opere quasi per caso – spiega l’artista –. Io ero solito lavorare la pietra, o il legno, ma un giorno gli Alpini di Gradisca d’Isonzo, che dovevano incontrare il Primo Ministro ungherese, mi chiesero di creare qualcosa utilizzando delle vecchie schegge della Grande guerra. Quel lavoro mi riuscì così bene, e mi colpì tanto, che poi ho continuato». Ed ora Pacori non ha certo intenzione di fermarsi, anche perché la gran mole di materiale arrugginito ma preziosissimo messa da parte nel corso degli anni non attende altro che essere trasformata in qualcosa di nuovo, di pregevole e fortemente simbolico. Il numero delle sue creazioni cresce di anno in anno, e si arricchisce di figure e personaggi sempre nuovi. Come i draghi fantastici che il goriziano ha inserito nella sua collezione. «Sul mio profilo Facebook mi arrivano messaggi e complimenti dai quattro angoli del mondo, e questo mi riempie di orgoglio – dice Pacori –, anche se l’ultima volta ci ho messo tre settimane a rispondere a tutti, perché non volevo far torto a nessuno. Per il prossimo anno ho in calendario già un programma piuttosto fitto di esposizioni, tra le quali una mostra a Roma, una alla Casa Carducci di Bologna, ma anche a Vittorio Veneto, a Fossalta Maggiore e a Novara».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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