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Il caso

Tassa di soggiorno, il Comune di Trieste va al Tar

Impugnato il regolamento regionale che obbliga l’intesa con PromoTurismo e con gli albergatori per utilizzare i proventi

TRIESTE Tra musei chiusi a Natale, esercenti innervositi, ricorsi alla giustizia amministrativa, le polemiche sull’«oro bianco» (o presunto tale) triestino scuotono quest’ultimo scorcio dell’anno. Focus allora sulle politiche turistiche: il Comune ha mantenuto l’impegno assunto un paio di mesi fa, ovvero quello di impugnare il decreto 244 del presidente regionale Debora Serracchiani, che il 23 ottobre scorso aveva licenziato il regolamento riguardante la tassa di soggiorno.

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La giunta, nella seduta di lunedì 18, ha deciso di impugnare avanti al Tar Fvg il provvedimento della Regione: assentia Dipiazza, Giorgi, Tonel, l’esecutivo municipale, presieduto nella circostanza dal vicario Roberti, ha deciso di farsi patrocinare dallo studio genovese Uckmar, che già segue altri contenziosi fiscali comunali in tema di Ici e Tarsu, per una parcella di 25 mila euro. Se ne occuperà l’avvocato Caterina Corrado Oliva, coadiuvata dagli avvocati comunali Maria Serena Giraldi, Marirtza Filipuzzi, Valentina Frezza..

Ma qual è la ragione di questo conflitto inter-istituzionale Comune/Regione? Il regolamento regionale dispone che il gettito fornito al Comune dall’imposta di soggiorno venga destinato a iniziative di supporto all’offerta turistica. Investimenti, servizi, promozione debbono essere inseriti in un’intesa stipulata tra il Comune, PromoTurismo Fvg, le associazioni rappresentative di albergatori e affini. Il livello minimo di finanziamento è del 35%. L’accordo va trasmesso all’attenzione della Regione entro 15 giorni dall’adozione dell’intesa stessa.

Fin da subito il vincolo dell’intesa non era stato gradito dall’amministrazione comunale triestina, poi il non-gradimento politico si è concretizzato nella delibera portata dall’assessore Maurizio Bucci. In punta di diritto, il Comune ritiene che il regolamento regionale presenti «caratteri di illegittimità», in quanto la prevista intesa «non sembra trovare la sua genesi in alcuna fonte normativa, nè pare essere rispettosa delle norme che garantiscono l’autonomia finanziaria degli enti locali».

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L’unico appiglio normativo - sostiene con malcelata malizia la delibera comunale - è dato dalla legge regionale 18/2015, dalla quale “nasce” il regolamento impugnato. Insomma, l’obbligatorietà dell’intesa limita - dal punto di vista del Municipio - l’autonomia finanziaria dell’ente. E’stato chiesto un parere professionale che, alla luce dell’analisi svolta sul testo regionale e della comparazione con le normative nazionali, ha confermato la sussistenza di aspetti illegittimi nel regolamento.

Il regolamento - emanato in ottemperanza all’articolo 10 comma 7 della legge regionale 18/2015 - disciplina l’attuazione della tassa di soggiorno, che può essere istituita nei Comuni con più di 30 mila abitanti, dai Comuni turistici, dalle Uti. Le iniziative finanziabili riguardano interventi di costruzione-ristrutturazione-manutenzione di beni connessi alla funzione turistica del territorio, l’introduzione-miglioramento-ampliamento dei servizi correlati all’accoglienza, le spese relative a info-point, alla creazione di materiale pubblicitario, alla partecipazione a fiere del settore.
 

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