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Trieste, all’Itis spunta Zvech

Fuori il luminare Bellini proposto da Fi. Imbarazzi pure nel Pd Entrano l’architetto Pahor, Rabaccio (Lega) e Prat (Psi Verdi)

TRIESTE «Che ci faccio qui?», direbbe Chatwin trovandosi in questi giorni davanti all’ingresso dell’Itis in via Pascoli. L’Azienda pubblica di servizi alla persona di Trieste ha un Consiglio di amministrazione nuovo di zecca. L’unica sopravvissuta della passata gestione è la presidente uscente Erica Mastrociani, indicata dall’Asuits, mentre quattro anni fa era stata nominata, in quota Pd, dal sindaco dem Cosolini. Ma difficilmente la presidente provinciale delle Acli sarà riconfermata ai vertici dell’Itis. La Regione ha calato infatti a sorpresa il nome del professore di Lettere Bruno Zvech, ex consigliere regionale dei Ds, ex segretario della Cgil, ora alla guida dell’Accademia nautica dell’Adriatico dalla cabina dell’Istituto nautico. In molti scommettono in un patto di ferro tra la governatrice Debora Serracchiani e il sindaco Roberto Dipiazza per mettere Zvech alla testa dell’Itis.

«La Regione mi ha chiesto questa disponibilità e io non mi tiro indietro se c’è da dare una mano nel sociale», si schermisce l’interessato che potrà contare anche sul supporto della moglie Michela Flaborea, presidente di Televita, che ha da poco ricevuto uno dei sigilli trecenteschi che Dipiazza sta distribuendo. Una scelta, quella di Zvech, che ha messo in crisi il centrosinistra. La Mastrociani sembra abbia già minacciato le dimissioni. A farne le spese è stato anche il medico Lorenzo Cociani, responsabile dem della Sanità, proposto dal gruppo consiliare. Dipiazza, infatti, chiamato a scegliere anche uno dei candidati delle opposizioni, ha optato per quello proposto dal consigliere verde socialista Roberto De Gioia, ovvero la guardia costiera ausiliaria Sabrina Iogna Prat, che da ieri è pure presidente del Carnevale di Trieste. Tra gli esclusi c’è l’uscente Franco Russo, direttore provinciale dell’Inps, candidato dal M5S .

Il nuovo Cda dell’Itis spacca però anche il centrodestra. L’esclusione di Forza Italia, che aveva candidato il luminare della Medicina Giuseppe Bellini (12 anni passati a Cattinara), ha fatto insorgere Bruno Marini. «È un fatto estremamente grave. Forza Italia è stata nuovamente umiliata, pur essendo il partito di maggioranza». Il capogruppo Piero Camber, invece, non fa una piega: «Condivido la scelta dell’architetto farmacista. A Bellini troveremo un posto nel Comitato di valutazione». Dipiazza, infatti, ha scelto l’architetto Aldo Pahor, titolare della farmacia di via Tor San Piero con la moglie Lucia Bulfon, presentato dalla Lista Dipiazza. L’architetto Pahor, ben visto dalla Curia (di cui ha curato i percorsi al Palazzo vescovile) e pure dal “senatore” Giulio Camber, coltiva ottimi rapporti con l’avvocato repubblicano Sergio Pacor. «È la persona giusta per servizi come rimozione eternit e amianto», si legge in rete. L’altra nomina di Dipiazza per la maggioranza, in quota Lega, è stata quella di Pamela Rabaccio, classe 1979. Una laurea in sociologia e una passione per Zucchero Fornaciari (fa parte pure delle

associazioni Alexia Projet, Lions di Duino e Fareambiente). È stata pure candidata alle comunali di Duino Aurisina del giugno scorso, dove ha preso ha preso sei voti. Nel 2009 De Gioia entro nel cda in quota Lega: «Avrei preferito l’Ater, almeno ne so qualcosa, ma intanto...».
 

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