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Lubiana blocca la marcia croata verso Schengen
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Lubiana blocca la marcia croata verso Schengen

Muro contro muro sul confine marittimo. A rischio l’adesione di Zagabria all’Ocse

BELGRADO. Invece che ammorbidirsi, il muro contro muro tra Slovenia e Croazia sulla questione del confine marittimo e sull’applicazione della sentenza d’arbitrato si inasprisce. Lo confermano le poco diplomatiche dichiarazioni del ministro degli Esteri sloveno, Karl Erjavec, che ha ieri anticipato che Lubiana si prepara a bloccare l’ingresso della Croazia nell’area Schengen.

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E ha assicurato al contempo l’intenzione di non garantire il suo appoggio all’adesione di Zagabria all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Sono misure ‘punitive’, finché i vicini croati non attueranno quanto stabilito dall’arbitrato. Citato dai media sloveni, che hanno interpellato Erjavec a margine del comitato esecutivo del partito DeSUS, Erjavec ha specificato che fino a quando la decisione sull’arbitrato «non verrà rispettata» e «implementata» dalla Croazia, la Slovenia «darà sempre parere negativo» sull’ingresso di Zagabria nell’area Schengen. Non ci possono essere infatti Paesi nell’area di libera circolazione Ue, ha rincarato Erjavec, che «non sanno dove si trova la loro linea confinaria» con un Paese limitrofo. Per quanto riguarda invece l’Ocse, Erjavec ha specificato che l’adesione e la partecipazione all’organizzazione è inevitabilmente legata al «rispetto dello stato di diritto».

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Il ministro ha tirato in ballo così anche il complesso affare delle cause che riguardano la Ljubljanska Banka per accusare nuovamente la Croazia, che sarebbe un Paese che «non ha un sistema giudiziario indipendente e non rispetta il diritto internazionale». E per questo non può diventare «membro di un club» che include «le nazioni più avanzate», la durissima chiosa di Erjavec. Erjavec che, con le sue parole, ha mirato direttamente al cuore Zagabria, minacciando le priorità di quel governo per l’anno prossimo, esplicitate solo giovedì sera dal premier croato Andrej Plenkovic e dalla ministra degli Esteri e degli Affari europei, Pejcinovic Buric. Entrambi, incontrando i rappresentanti del corpo diplomatico a Zagabria, avevano indicato proprio nell’approssimarsi dell’ammissione a Schengen e all’Ocse, oltre all’adozione dell’euro, i fronti prioritari d’impegno per il 2018 e per gli anni a venire della politica estera croata. Fronti che, stando alle parole di Erjavec, sono però a rischio, sempre a causa della questione del confine marittimo e del mancato rispetto del verdetto della Corte di arbitrato.

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Che Zagabria rigetta, dopo essere uscita dal processo arbitrale a causa di presunte pressioni di Lubiana su uno dei giudici del tribunale. Posizione, quella di Erjavec, che non è una novità assoluta. A settembre, per esempio, lo stesso ministro aveva anticipato il no di Lubiana all’ingresso della Croazia nell’Ocse, provocando la dura reazione di Plenkovic, che, citato dal Novi List, aveva chiesto a Lubiana di «abbandonare la politica del ricatto».

Ma le ultime dichiarazioni arrivano a una settimana dal 29 dicembre, giorno in cui la Slovenia inizierà ad applicare la sentenza d’arbitrato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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