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la svolta

Trieste, reti e new jersey ridisegnano il volto del Porto vecchio

Prende forma la divisione tra zona portuale e area comunale. Dipiazza sogna abitazioni ai piani alti dei magazzini storici

TRIESTE. L’area sdemanializzata di Porto vecchio, al centro di continue idee per la sua rinascita, fa parte della città. Un dato di fatto che in questi giorni viene sancito da una vera e propria barriera che funge da demarcazione tra la zona comunale e il territorio portuale, ma anche da protezione per eventuali vandalismi. Gli operai dell’Autorità portuale sono al lavoro per realizzare tutta la linea, costruita con rete metallica molto resistente e new jersey, che va dall’inizio, in largo Santos, fino allo sbocco su viale Miramare. Le tute blu ne stanno realizzando un chilometro e mezzo, per il momento, con 700 dispositivi in calcestruzzo, che vengono installati a partire dall’area del Molo zero fino all’arco dietro la stazione dei pullman, simbolo che designa l’entrata nell’antico scalo. La prima parte dell’operazione terminerà in primavera.

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«Questa recinzione, molto più efficiente di quella che c’era precedentemente, cerca di risolvere i problemi di qualche mese fa, quando c’era un via vai continuo di persone nell’area portuale e comunale - spiega il segretario dell’Authority Mario Sommariva -. Si tratta di un intervento di messa in sicurezza per evitare che si possa accedere ai magazzini. Ma si tratta anche di un intervento più grande, che vede la recinzione come demarcazione portuale e doganale, anche se la definizione delle due zone è già stata stabilita da tempo. Abbiamo così limitato gli ingressi nei magazzini, anche quelli di area comunale. Questa azione l’abbiamo decisa in accordo in una riunione con Prefettura, Comune e Questura».

Tutta la barriera è comunque fisicamente labile - ma non i confini stabiliti dalle carte tra Comune e Autorità portuale -, si modificherà quando le proposte di imprenditori, soprattutto stranieri, per insediarsi in Porto vecchio, diventeranno realtà. «Di questa struttura ci facciamo carico noi, quando verrà recuperata l’area, potrà cambiare», specifica Sommariva.



Da una parte la protezione, dall’altra una pioggia di studi di fattibilità, business plan, progetti che stanno scolpendo il futuro del Porto vecchio. Sono tutti al vaglio del Comune ma anche dalla Regione, che assieme hanno sottoscritto un accordo di programma: «Ogni cosa deve avere una variante», specifica infatti il sindaco Roberto Dipiazza. È lui ad accogliere l’andirivieni di possibili investitori che avanzano prospetti sui 600mila metri quadrati. Ma lo stesso primo cittadino azzarda qualche sogno. «Immaginate qui degli appartamenti agli ultimissimi piani dei magazzini, come a Porto Madero, con la vista sul mare, potrebbe essere un’idea che si realizza in pochi anni». Dal suo viaggio a Buenos Aires ha colto alcuni spunti, supportati da foto: «Dovete vedere come loro hanno saputo coniugare il residenziale con il resto delle attività», ha detto ieri durante l’ufficializzazione della cessione in comodato gratuito della Sottostazione elettrica alla Fondazione Internazionale Trieste per l’Esof 2020. E lo ha detto proprio dalla terrazza della Sottostazione elettrica.

Ma tutto potrebbe cambiare ad esempio se Msc decidesse di insediare uno scalo in quella fetta della città. Allora il residenziale dovrebbe lasciare spazio solo ad attività commerciali.

Tra le future ipotesi c’è anche una scuola di restauro della Soprintendenza. La sede è il magazzino 20. La volontà è quella di farlo diventare un centro di raccolta a livello regionale dei reperti archeologici di competenza dell’ente al fine della catalogazione e del restauro. Il progetto, ancora in divenire, è condiviso con la Regione e con il Comune e prevede anche la realizzazione di una scuola di restauro dei beni archeologici al fine della formazione di esperti nel campo.

Il rilancio del Porto vecchio, nella mente del Comune, passa anche per la Biennale di Architettura di Venezia del prossimo anno. Perché non inserirvi un pezzetto in Porto vecchio, magari presentando lavori di ricerca sul recupero dell’area? Il sindaco ha inviato una lettera al curatore del padiglione Italia, Mario Cucinella. La risposta non è ancora arrivata, ma da alcune indiscrezioni sembra ci siano ottime possibilità.
 

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