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Slovenia-Croazia, è muro contro muro
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Slovenia-Croazia, è muro contro muro

Confini, niente accordo fra Cerar e Plenković. Zagabria propone un nuovo quadro legale, ma Lubiana applicherà il verdetto

ZAGABRIA. L’incontro era attesissimo, ma non ha portato ad alcun avvicinamento tra le parti. Il meeting è quello che si è tenuto ieri a Zagabria tra il premier croato Andrej Plenković e il suo omologo sloveno Miro Cerar. Sul tavolo, naturalmente, la questione che al momento divide maggiormente Lubiana e Zagabria, quella sul confine marittimo nell’Adriatico settentrionale e sul rispetto del verdetto della Corte permanente di arbitrato (Cpa) dell’Aja, arrivato nel giugno scorso ma rigettato dalla Croazia.

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Durato oltre due ore, il confronto si è concluso in modo interlocutorio. Lo hanno confermato le parole dei due premier. Plenković da parte sua ha spiegato che per la Croazia la questione dei confini è ancora aperta e va risolta attraverso il dialogo. Zagabria, ha ricordato Plenković, nel 2015 è uscita «per ragioni ben conosciute» dal processo di arbitrato - un riferimento a presunte pressioni su un giudice da parte di Lubiana - e non riconosce come legittimo il verdetto della Corte, ma è pronta a discutere ancora del tema confini. Per questo, Plenković ha proposto un nuovo «quadro legale» per un «accordo sulla frontiera marittima e terrestre, che dovrebbe soddisfare entrambi i Paesi». Pochi i dettagli resi noti, ma Plenković ha precisato che si tratta di un’idea per arrivare a un «protocollo sui confini nazionali» articolato in cinque parti.

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Una parte sul «confine terrestre», un’altra su quello «in mare», una terza sul «regime di navigazione nelle acque croate», la quarta sulla «formazione di una commissione mista che si occupi di aspetti rilevanti dell’identificazione e demarcazione del confine». E infine l’ultima, l’accordo «sulla ratifica davanti ai Parlamenti delle due nazioni», una volta risolti tutti i punti-chiave.

Ma la proposta di Plenković non ha convinto affatto Cerar, arrivato nella capitale croata con un mandato preciso dei suoi partner di governo: quello di ribadire che per Lubiana l’unica soluzione è il rispetto della decisione di arbitrato. Cerar non ha tradito le attese, sottolineando che Lubiana vede la «sentenza di arbitrato come l’unico modo per «risolvere la questione transfrontaliera», un verdetto «da rispettare» e lo stesso «ci aspettiamo dagli amici» croati. «Capisco la posizione» di Plenković, ha aggiunto Cerar, ma per la Slovenia quanto deciso a giugno è «vincolante».

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E a prescindere dalle posizioni di Zagabria, la sentenza sarà applicata da Lubiana - con quali strumenti materiali si vedrà - a partire dal 29 dicembre, il termine per implementare il verdetto di arbitrato su una disputa confinaria sul confine marittimo e su alcuni tratti di quelle terrestre che contrappone Croazia e Slovenia da ormai quasi tre decenni.

La Croazia applicherà la sentenza? «No», ha ribadito invece Plenković, aggiungendo che quello «sarà un giorno come un altro». Con la sentenza, ricordiamo, i tre quarti della Baia di Pirano sono stati assegnati alla Slovenia, che però mirava a conquistare il diretto contatto con le acque internazionali. E la Slovenia, ha ammesso Cerar, potrebbe addirittura portare il caso davanti alla Corte europea del Lussemburgo. Sempre che l’Ue non intervenga prima, per aiutare i due contendenti a trovare un qualche accordo, oggi non all’orizzonte.


 

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