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Caso Regeni, nuovo incontro fra procure
la morte di giulio

Caso Regeni, nuovo incontro fra procure

A breve in Egitto il confronto fra inquirenti di Roma e Cairo. Al Sisi a Minniti: «Vogliamo dei risultati definitivi»

ROMA. Dopo oltre sei mesi, ci sarà a giorni un nuovo incontro fra i magistrati italiani e quelli egiziani sul caso della tortura a morte di Giulio Regeni in Egitto. L'annuncio è stato fatto dal Cairo, dove il ministro dell'Interno Marco Minniti ha incontrato il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi che gli ha ribadito la volontà di scovare i responsabili dell’orrenda morte inflitta al giovane ricercatore originario di Fiumicello. Un colloquio, quello fra Minniti e Al Sisi, in cui un ruolo di spicco ha avuto anche la Libia, sul bordo di un pericoloso vuoto legato a un'interpretazione dell'accordo di Skhirat del 2015 che lo vorrebbe decadere proprio in queste ore lasciando il premier Fayez Al Sarraj senza coperture istituzionali di fronte a un generale Khalifa Haftar sempre bellicoso anche se senza le forze per dare una spallata al governo di Tripoli come quella data ai jihadisti di Bengasi.

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«Nei prossimi giorni si terrà un nuovo incontro» tra le Procure di Roma e del Cairo, ha annunciato dunque la presidenza egiziana senza precisare dove, anche se si è appreso che la riunione si svolgerà nella capitale sul Nilo. Si tratterà del primo incontro fra i magistrati che indagano sul caso Regeni dopo quello del 16 e 17 maggio, svoltosi sempre al Cairo, con la partecipazione di una delegazione guidata dal pm Sergio Colaiocco. A Minniti, Al Sisi ha ribadito una «forte volontà di conseguire risultati definitivi». Parole che del resto si sono sentite più volte dall’Egitto, a tutti i livelli, malgrado i depistaggi sulle indagini condotti fin dall’inizio della tragica vicenda. Lo stesso al Sisi in una conferenza stampa a Sharm El-Sheikh il mese scorso disse: «Vogliamo scoprire i colpevoli di questo caso» il quale, sottolineò ribadendo una velatissima indicazione sui moventi, ha danneggiato le relazioni anche economiche fra Italia ed Egitto.

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Si tratta di «una volontà» che può essere «appagata solo dalla verità», avrebbe detto il capo di Stato egiziano con accenti che il ministro, almeno secondo indiscrezioni raccolte al Cairo, ha mostrato di apprezzare. L'apprezzamento di Minniti è andato anche al recente sviluppo che ha consentito alla famiglia Regeni di costituirsi parte civile e ottenere il fascicolo giudiziario (da tradurre dall'arabo). Si tratta di un obiettivo cui la famiglia puntava e per il quale l'ambasciatore italiano al Cairo, Giampaolo Cantini, si è speso presso la procura generale egiziana.

Quanto alla Libia, come riferisce la nota della presidenza egiziana, Sisi ha sottolineato la «necessità di un'intesa» con l'Italia circa la soluzione della crisi libica partendo dalla «ricostruzione delle istituzioni», come l'esercito, e «salvaguardando gli accordi di Skhirat» per poter tenere elezioni l'anno prossimo. Attaccandosi a un'interpretazione dell'accordo peraltro giudicata sensata da analisti ma respinta dall'Onu, Haftar è sembrato subito voler colmare il vuoto istituzionale che si starebbe creando in queste ore: «Tutti gli organi politici nati da questa intesa perdono oggi di fatto la loro legittimità», ha sostenuto il generale in un discorso in cui secondo gli osservatori, ha lasciato intendere che la sua prossima mossa è quella di candidarsi alle elezioni presidenziali in programma l'anno prossimo. «Ci sottomettiamo totalmente agli ordini del popolo libico libero che è l'unico a decidere», ha detto il maresciallo.
 

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