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Il caso

Rimborsi dei bolli agli esuli, dal Comune di Trieste 200mila euro

L’amministrazione restituirà il denaro speso per raccogliere i documenti da presentare a Lubiana allo scopo di ottenere gli indennizzi degli sloveni

TRIESTE La battaglia del bollo. Il Comune rimborserà con 200mila euro gli esuli istriani che avevano chiesto certificati e altra documentazione, necessari alla presentazione delle domande di indennizzo previste dalla cosiddetta “legge dei torti” emanata nell’autunno 1996 dalla Slovenia.

Una vicenda di carattere fiscal-burocratica dal percorso piuttosto tortuoso, molto triestina, che consentirà di risarcire alcune spese sostenute dal mondo dell’esilio nell’accendere ben 9 mila pratiche destinate al vaglio di Lubiana. Per risolvere la questione, che interessa anche l’Agenzia delle Entrate, l’amministrazione comunale, sollecitata dall’assessore forzista Michele Lobianco, ha preparato una delibera, che è stata approvata ieri mattina dalla giunta.

Poco prima della riunione dell’esecutivo municipale, Lobianco, coadiuvato da Mariella Maricchiolo, aveva incontrato i rappresentanti dell’esilio, per informarli della decisione assunta: Renzo Codarin (Anvgd), Massimiliano Lacota (Unione degli Istriani), Mario Paolo Depase (Comunità) hanno espresso la volontà di collaborare con il Comune per agevolare la brigosa operazione.

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Brigosa operazione che va raccontata dal principio. Dall’estate 2015 si è intensificato il pressing degli esuli sugli uffici comunali per ottenere i documenti indispensabili alle richieste di indennizzo destinate al governo di Lubiana. Certificati di residenza e cittadinanza, atti riguardanti la permanenza nei campi profughi, le vicende domiciliari, gli stati di famiglia storici: insomma, il castello di carte che viene edificato in queste circostanze. Il Comune, che ha dovuto attrezzare una sorta di sportello per affrontare la forte domanda, ha applicato le spese di bollo, ammontanti a 16 euro, oltre ai diritti di segreteria (52 centesimi) e di ricerca archivistica (5,16 euro per ogni persona interessata).

Finchè nell’ottobre 2016, interpellata da un esule richiedente, l’Agenzia delle Entrate, richiamandosi all’articolo 12 della legge 593/1981 relativa al procedimento amministrativo per indennizzi legati a danni materiali di guerra, ha ritenuto applicabile questa norma anche alla fattispecie istriana: attenzione, si tratta di una norma che prevede l’esenzione dal pagamento del bollo. Ecco il punctum dolens. A quel punto il Comune ha smesso di incassare l’imposta e ha dimezzato i diritti di segreteria e archivio.

Ma la questione non si era ancora esaurita: perché, sempre dietro sollecitazione dell’Agenzia, si è posto il problema del pregresso, ovvero di quegli esuli che avevano già pagato bollo e affini. Infatti l’amministrazione fiscale aveva risposto a un’ulteriore istanza, indicando nel Comune l’ente incaricato del rimborso. In un secondo momento l’Agenzia avrebbe provveduto a risarcire a sua volta il Municipio.

Quindi, la palla veniva nuovamente crossata in piazza Unità, dove veniva girata in delibera da Lobianco. Il Comune, per evitare polemiche e contenziosi, ha preferito rinunciare all’incasso presumibilmente maturato per i bolli, per i diritti di segreteria e di archivio. E£ così ha quantificato in 150 mila euro il rimborso del bollo e in 50 mila euro la rifusione dei diritti. Nei primi mesi del 2018 partirà la fase operativa, nella quale Lobianco spera di avere il supporto delle associazioni.

Perché il Comune predisporrà un apposito modulo, che dovrà essere compilato e portato all’attenzione degli uffici, i quali procederanno ad accreditare il rimborso sul conto corrente dell’esule richiedente: trattandosi di 9 mila pratiche, qualora la prima raccolta avesse come collettore proprio le associazioni, si eviterebbe l’intasamento dei canali comunali. Già avvenuto due anni fa

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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