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il caso

Trieste, la famiglia di Altura resta ostaggio dei topi

Emergenza senza fine nell’alloggio dei coniugi Castellano. I ratti si nascondono nelle intercapedini

TRIESTE È stremata la signora Elena Castellano. E si può capire perché: l’emergenza topi, nell’alloggio Ater di via Monte Peralba 17 ad Altura, dove vivono i suoi genitori, non si è arrestata. Era stata lei ad agitare il campanello di allarme un paio di settimane fa, rivolgendosi all’Ater, all’Azienda sanitaria e al Comune dopo giorni passati a dare la caccia ai roditori che avevano infestato l’abitazione. Gli animaletti, come è stato appurato pure dai carabinieri, hanno preso casa tra le intercapedini dei muri in cartongesso. Sbucano di tanto in tanto dai battiscopa per scorrazzare nelle stanze, in cucina e nel corridoio. La famiglia Castellano ha scoperto tutto la notte del 15 novembre scorso; la mamma, la sessantanovenne Pasqua Rosaria, si era svegliata di soprassalto con un topolino che si strusciava su una gamba, vicino al ginocchio. E le tracce delle pantigane nell’appartamento erano un po’ dappertutto, anche sotto il materasso. Elena e i genitori ne avevano catturati svariati, grazie alle trappole di colla.

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Nel verbale redatto dai carabinieri, contattati dalla famiglia per un sopralluogo, gli appuntati della Stazione di Borgo San Sergio hanno scritto chiaramente che nella stanza da letto «si udiva un forte squittio seguito dalla fuga di un topo che si perdeva dietro l’armadio sito nella camera». Elena Castellano ha ingaggiato una dura battaglia contro l’Ater per pretendere una soluzione al problema. Ma, a suo dire, invano. «La situazione è immutata – accusa la donna – in casa ci sono altri topi. Adesso anche nella cameretta. Noi riusciamo a prendere solo quelli che escono all’esterno ma quelli che si sentono nelle intercapedini restano là e possono venir fuori da un momento all’altro.

Siamo stufi, non è venuto nessuno ad aiutarci», insiste. «Gli uffici dell’Ater, nonostante le rassicurazioni, ci hanno suggerito di incaricare una ditta specializzata a nostre spese. Perché l’intervento è complesso: non basta deratizzare, si deve forare i muri con buchi da un metro quadrato e infilare le esche. Dopo qualche giorno viene asportato il topo morto e poi si sistema la parete. Il preventivo è di mille euro». Ma la famiglia Castellano non ci sta. «Chiederò un sostegno economico all’Ater – afferma ancora la signora Elena – e se non me lo concedono, domanderò i danni attraverso un avvocato. Non si può vivere in questo modo, una situazione del genere è insopportabile».

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