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Pecol dei Lupi, sindaci contro la Regione

I privati rifiutano il risarcimento da un milione e i Comuni non intendono più versare 600mila euro all’anno per la discarica

CORMONS. «Adesso che l’ex Sir ha ufficialmente detto di no a un risarcimento di un milione di euro, chiediamo: Regione, oggi quale sarà il tuo prossimo passo per risolvere in tempi rapidi una questione che costa ai nostri cittadini 600 mila euro all’anno?» È la domanda uscita ieri pomeriggio all’unisono dagli amministratori dei Comuni che hanno preso parte alla conferenza stampa di Palazzo Locatelli per battere i pugni nei confronti della giunta regionale sul caso Pecol dei Lupi. A guidare il gruppo composto da 11 amministrazioni comunali (Cormons, Monfalcone, Sagrado, Savogna, Dolegna, Medea, Ronchi, Duino-Aurisina, Mossa, Moraro, Gorizia e Capriva) sono stati il padrone di casa Roberto Felcaro e la monfalconese Anna Cisint, agguerriti nel pretendere «una soluzione in tempi brevi perché il territorio non può continuare ad accettare di pagare per nulla». Felcaro ha puntato soprattutto su tre questioni: «Vogliamo una perizia con cui confermare quanto evidenziato nell’ultima analisi svolta nel 2013, e cioè che su Pecol il nostro territorio non deve temere nulla da un punto di vista sanitario. Vogliamo inoltre giungere a soluzione per poter abbassare le tasse sui rifiuti ai nostri concittadini. Infine, chiediamo alla Regione che, dopo il niet ricevuto, si faccia immediatamente portavoce di un rialzo che chiuda la questione». Felcaro ha tirato in ballo direttamente l’assessore Sara Vito: «A luglio ci aveva detto che la proposta all’ex Sir sarebbe arrivata entro luglio con una risposta data dall’azienda entro settembre, quando invece appena è stato formulato il milione come possibile risarcimento dando 60 giorni per rispondere. Si è perso tempo: perché aspettare settembre se si poteva fare prima?» Su questo punto è intervenuto il sindaco di Capriva Daniele Sergon («Non esistono ferie d’agosto se attendere un mese significa far pagare alla collettività ulteriori 50mila euro»), ma ancor più arrabbiata si è dimostrata Cisint: «L’ipotesi di una contestazione del danno per 600 mila euro è praticabile da un punto di vista giuridico? Perché non voglio più chiedere tasse su questo punto: come amministrazione stiamo valutando di non pagare più i 150mila euro annui che Monfalcone deve per il mantenimento di Pecol, non ci sembra giusto che i nostri concittadini paghino per le mancanze di chi deve decidere. Vogliamo inoltre che l’ex Tari provinciale, 220mila euro per la sola Monfalcone, sia girata come promesso dalla Regione ai Comuni». Particolarmente duro anche il sindaco di San Lorenzo Bruno Razza («Chiediamo uno studio di fattibilità che attesti come
rimettere in pristino Pecol 0 abbia costi insopportabili per la collettività») e il vicesindaco di Mossa Edi Kocina («La sentenza stabilisce che una porzione di Pecol adesso sia di Sir: l’azienda quindi paghi parte dei 600mila euro annui di cui sopra»).

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