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Trieste, scatta il piano anti-freddo per aiutare i senzatetto

Varato dal Comune con le associazioni, prevede cinquanta posti letto in più. Attivati due numeri di telefono per le emergenze e la raccolta di vestiti e coperte

TRIESTE Cinquanta posti letto in più per l’accoglienza notturna, il rinnovamento del coordinamento tra Comune, Prefettura, Azienda sanitaria (AsuiTS), cooperative e associazioni e una costante opera di monitoraggio del territorio. Sono le disposizioni principali contenute nel piano operativo coordinato “Emergenza freddo 2017-2018” a sostegno delle persone senza fissa dimora, presentato ieri in via Mazzini 25 dall’assessore alle Politiche sociali, Carlo Grilli: «Quest’anno sono stati investiti 130mila euro in più - ha spiegato quest’ultimo -. Nella nostra città non ci sono primi o ultimi, ma persone che vanno supportate con servizi collaudati e condivisi».

L’“Emergenza freddo” è un percorso pluriennale che, negli scorsi inverni, ha consentito di migliorare gli aspetti logistici di gestione dell’emergenza, con la realizzazione di una rete di servizi collaudati e omogenei. Alla conferenza stampa hanno preso parte anche i rappresentanti delle realtà territoriali coinvolte nel processo di co-progettazione degli interventi, tra cui diversi soggetti dell’associazionismo e della cooperazione sociale come Caritas, Consorzio Interland, Comunità di San Martino al Campo, Croce rossa italiana, Ics, Comunità di Sant’Egidio, Auxilia Collegio del Mondo Unito.

L’accoglienza notturna è affidata ai sodalizi convenzionati con il Comune, ovvero Caritas e San Martino al Campo. I cinquanta posti messi a disposizione sono così distribuiti: 10 nella casa di accoglienza Teresiano, in cui verrà predisposta anche una stanza per un nucleo familiare da utilizzare in caso di emergenza, 15 nella struttura Sant’Anastasio situata nell’omonima via, altri 10 nel dormitorio San Martino e 15 nel centro diurno della Comunità. In tutte le strutture interessate verrà garantito anche quest’anno un posto letto, un pasto caldo serale e la colazione al mattino. Una misura frutto di un processo di modulazione degli interventi, organizzati a seconda del target e delle specificità dei centri.

Sono stati poi introdotti due numeri dedicati per far fronte alle necessità dei senzatetto: 3318929430 (tutti i giorni dalle 18 alle 20) e 0400649590 (tutti i giorni con orario 9-12 e 16-20). Ci sarà anche la possibilità di raccogliere coperte e indumenti usando come punto di riferimento la farmacia al Cedro di piazza Oberdan 4 (o direttamente in via del Lavatorio 4) dalle 16 alle 19.30, escluso il sabato pomeriggio e i festivi.

Le esigenze a cui venire incontro sono molte, stando ai dati del monitoraggio svolto lo scorso anno, i quali indicano diverse tipologie di persone senza un ricovero. Ci sono i cosiddetti homeless stanziali, triestini o italiani, che nel corso dell’anno vengono accolti nel dormitorio di via Udine o passano la notte nell’atrio della stazione. Si tratta di persone che nella grande maggioranza dei casi sono affette da problemi di salute fisica e di dipendenza da alcol. Ci sono poi persone di passaggio, prevalentemente straniere e di sesso maschile, provenienti da Pakistan, Afghanistan, Romania, Bulgaria, che si trovano a Trieste per motivi di accattonaggio o lavoro saltuario in zona. Di origine romena sono anche le famiglie con minori, adattate alla vita precaria sulla strada e ugualmente bisognose di supporto. L’ultima tipologia rilevata è quella di coloro che rifiutano il ricovero, preferendo rimanere nei pressi della stazione dei treni e degli autobus.

Per quanto riguarda l’organizzazione degli interventi, sono previste diverse misure: ogni giorno dalle 18 alle 20 un presidio garantirà la propria presenza nella zona della stazione, per intercettare gli utenti; una volta alla settimana, inoltre, gli operatori effettueranno un sopralluogo per individuare eventuali situazioni di sfruttamento, mentre i referenti del Comune saranno quotidianamente informati delle condizioni degli ospiti, e ogni mese – a partire dal 15 gennaio – riceveranno un rapporto demografico riassuntivo.

«Abbiamo scelto di fare questo sforzo di collaborazione per agevolare i servizi del Comune – ha sottolineato Don Alessandro Amodeo, direttore della Caritas – e i nostri operatori hanno

dato la propria piena disponibilità in questo senso”. Così Claudio Calandra di Roccolino, presidente di San Martino al Campo: «Questo progetto è in linea con i nostri valori, riteniamo giusto collaborare per garantire assistenza a chi ne ha bisogno».

 

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