Quotidiani locali

Bramme via mare, riuscito il primo test

Sbarcato un terzo del carico a Portorosega e il resto a San Giorgio. Alleggerito il traffico su strada ma anche il business portuale

Le bramme via mare direttamente a Porto Nogaro dopo una breve sosta per uno svuotamento parziale nel porto di Monfalcone. Siamo alla svolta per il trasporto delle bramme e in particolare sul contestato trasporto con i Tir sulle strade provinciali verso San Giorgio. La Regione, dopo il vertice con gli operatori di entrambi gli scali e l’annuncio dello stanziamento di tre milioni di euro per sviluppare un trasporto integrato e diversificato (via mare, via treno e quel che resta via gomma) ha appena varato i bandi, ma c’è stata già a una “prova generale” di quella che si profila come una delle corsie preferenziali.

Un’operazione per nulla convenzionale, curiosa, quasi geniale nella sua semplicità, portata a termine la scorsa settimana in via sperimentale e che ha visto come protagonista una nave, la Ata, giunta dal porto di Matriupol in Ucraina con destinazione finale San Giorgio. L’unità navale lunga 150 metri, battente bandiera panamense, e che ha un pescaggio di otto metri a pieno carico, è arrivata con le stive cariche di bramme, oltre 600 pezzi, pari a 15, 16mila tonnellate, a Portorosega. Lo scalo che ha un pescaggio massimo di 10 metri e 90, ha gestito con grande tranquillità l’arrivo del cargo che tra l’altro è di dimensioni modeste. E nelle operazioni che si sono protratte tra il 25 (l’arrivo in rada) e il 28 (partenza e arrivo a San Giorgio) la Ata ha svuotato un terzo del suo carico, poco più di 200 bramme, nel porto di Monfalcone. Sufficiente per alleggerirsi e alzarsi sul livello del mare per garantire un minor pescaggio. Quanto bastava per entrare con sicurezza a Porto Margreth dove il canale appena dragato garantisce un livello medio mare al massimo di sei metri e 20. Una volta più leggera, con le restanti bramme (circa 600 per un totale di nove, diecimila tonnellate) si è diretta a San Giorgio.

Per queste operazioni gestite dalla Fratelli Cosulich (che ha fatto una società con l’ucraina Trametal di San Giorgio che utilizza le bramme) la società armatoriale non ha utilizzato ancora (i bandi sono stati appena pubblicati) i contributi regionali (104 euro a bramma) per spingere sui trasporti alternativi alla gomma. Quello della scorsa settimana è stato un test per verificare la fattibilità dell’operazione e dunque la stessa Fratelli Cosulich, lo conferma anche la stessa direzione Infrastrutture della Regione, potrebbe benissimo partecipare al bando e utilizzare i contributi di incentivazione.

Grazie al trasporto via mare di una grande quantità di bramme non è stato necessario utilizzare il trasporto su gomma: secondo una stima sarebbero stati tolti dalla strada 250, 300 Tir. Una nota positiva se si pensa alle proteste sollevate da tutti i comuni interessati dal traffico di questi giganti della strada da Monfalcone lungo le provinciali della Bassa fino a San Giorgio.

Ma c’è anche il risvolto della medaglia che non fa certo felici altri protagonisti del traffico. A cominciare dagli autotrasportatori che vedono sfumare un traffico rilevante. Quegli stessi autotrasportatori che, a più riprese, hanno cercato invano di rimediare ai disagi dei comuni chiedendo di mettere i Tir sull’autostrada. L’altro effetto negativo, non di poco conto, riguarda gli operatori del porto e il traffico di bramme che è il core-business. Se il traffico sperimentale, per ora di una prima nave, dovesse diventare costante (i bandi parlano di almeno una nave al mese come minimo) i calcoli delle possibili perdite sono presto fatti. Ci sarebbe la riduzione dei due terzi dei carichi che potrebbe diventare totale nel caso si riuscisse a equilibrare il carico delle navi che potrebbero così andare direttamente dal porto di partenza, con il loro carico, a quello di destinazione San Giorgio di Nogaro, dove lavorano le acciaierie e i laminatoi nella zona industriale dell’Aussa Corno.

Per la modalità marittima la Regione ha previsto un primo stanziamento di 228mila euro mentre nel 2018 le poste a bilancio salgono fino a 800mila euro di contributi. E la stessa Regione ricorda che l’avvio della modalità è resa possibile anche dopo il dragaggio del canale Corno che permette il passaggio di navi con più pescaggio. Il trasporto ideale per gli operatori di Monfalcone però sarebbe quello delle chiatte, un servizio di feederaggio, tra Monfalcone e San Giorgio, che permetterebbe di dare lavoro a un terzo operatore che potrebbe fare business facendo la spola tra i due porti.

A fianco a questa c’è la ferrovia, altra via maestra per levare i Tir dalla strada: la Regione ha stanziato per il 2017 400mila euro di incentivi che diventeranno un milione
e 600mila nel 2018 per compensare la differenza di costo tra gomma e rotaia. Ma è attesa, proprio in questi giorni, una verifica da parte di Rfi sulla piena utilizzabilità del raccordo ferroviario e l’avvio dell’attività è vincolata proprio a questo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro