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Stop a nuovi arrivi al Cara ma riconversione nel 2018

Il tour nei Comuni del prefetto Marchesiello inizia dalla giunta Tomasinsig a Gradisca: «Presenze a quota 630, all’interno non saranno ospitati i migranti di galleria Bombi»

GRADISCA. Un progressivo “alleggerimento” del Cara per arrivare alla sua definitiva riconversione a Cpr. Ma anche la volontà di non incrementare il già elevatissimo numero di presenze attuali (circa 630) e di avviare una convenzione per la bonifica e pulizia delle aree fluviali. E ancora: un dialogo con i sindaci dell’Isontino per sensibilizzarli a fare la propria parte nell’ottica di un’accoglienza diffusa dei migranti. È quanto ha assicurato il nuovo prefetto di Gorizia, Massimo Marchesiello, al sindaco di Gradisca Linda Tomasinsig e al suo esecutivo nel corso di un incontro svoltosi a palazzo Torriani.

Il nuovo rappresentante del governo non poteva che iniziare dalla cittadina isontina il suo “giro di ricognizione” sul territorio provinciale per conoscerne le problematiche. La presenza di una struttura governativa come il centro immigrati ospitato all’ex Polonio, che presto sarà interessato da radicali cambiamenti, ha fatto sì che Gradisca finisse in cima alla sua lista di appuntamenti istituzionali. Assieme a Tomasinsig, il prefetto Marchesiello ha fatto il punto sulla situazione-richiedenti asilo che vede Gradisca in prima linea sin dall’istituzione del Cara nel 2008. «Per prima cosa ho inteso congratularmi per come questa gradevole cittadina e i suoi amministratori hanno saputo sin qui convivere con le problematiche che ben conosciamo – ha affermato il prefetto –. Inoltre mi pare che questa complessa situazione sia ben gestita sia dalle forze dell’ordine che dell’apparato amministrativo. Il futuro del Cara? Non posso che confermare la volontà del ministero dell’Interno di giungere a una sua riconversione da centro per richiedenti asilo a Cpr (Centro permanente per i rimpatri di migranti, in questo caso, irregolari ndr), con una conseguente riduzione delle presenze. Quando questo avverrà è al momento prematuro affermarlo – ha chiarito Marchesiello –. Il Viminale vuole arrivarci per gradi».

In questi mesi vi sarà un progressivo svuotamento del Cara e dell’ex Cie. Quest’ultima sezione sarà quella da destinarsi a Cpr. «I migranti saranno via via trasferiti in altre strutture sul territorio italiano, man mano che vi saranno posti disponibili. Per questo sulla tempistica del suo definitivo alleggerimento è attualmente impossibile fare previsioni: è un delicato gioco di vasi comunicanti». Poi scatterà la fase-due, quella dei lavori di adeguamento strutturali per allineare l’ala ex Cie (per la verità ristrutturato anche di recente dopo le sommosse di alcuni anni or sono ndr) alle disposizioni del decreto Minniti.

Due ulteriori certezze, però, Marchesiello si è sentito di darle. «Faremo il possibile affinché le presenze al Cara, che recentemente hanno toccato le 630 unità, in questa fase non crescano ulteriormente. Secondariamente, non è nella struttura di Gradisca che saranno sistemati i migranti fuori convenzione dopo la chiusura di Galleria Bombi a Gorizia. Uno scenario che nei giorni scorsi aveva fatto temere, per l’appunto, che la struttura di via Udine – già in “overbooking” – potesse addirittura toccare le 700 presenze. Un tema sempre aperto, nell’ottica di una suddivisione delle responsabilità nel fronteggiare il fenomeno migratorio, è quello dell’accoglienza diffusa. Sul tema il neo insediato rappresentante del governo non ha intenzione di imporsi. La sua azione vuole essere improntata, piuttosto, sulla condivisione. «La situazione è da cogestire. Troveremo una soluzione. Andrò nei diversi comuni a parlare con tutti i sindaci – ribadisce Marchesiello – perché una mano su questo tema ce la dovremo pur dare. Che sia attraverso i progetti Sprar o l’accoglienza diffusa, i sindaci possono essere di grande aiuto allo Stato ma anche alle proprie stesse comunità se ciascuno accetta di fare la propria parte. In provincia
di Gorizia solo il 50% dei comuni sono favorevoli all’accoglienza? Era così anche a Vicenza – scherza Marchesiello, che nel capoluogo berico era stato viceprefetto vicario – ma lì i comuni della provincia sono 120. Ho il dovere di provarci anche qui».

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