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esposti amianto 

Pressing su Roma per i bonus pensione

«Facciamo appello ai parlamentari locali affinché si adoperino, con il governo centrale, perché riapra i termini per la presentazione delle domande che garantiscono il riconoscimento delle...

«Facciamo appello ai parlamentari locali affinché si adoperino, con il governo centrale, perché riapra i termini per la presentazione delle domande che garantiscono il riconoscimento delle agevolazioni in materia pensionistica a suo tempo predisposte per i lavoratori esposti all’amianto». Questa l’istanza formulata ieri da Romeo Mattioli e Andrea Svic, rispettivamente presidente e vice presidente della sezione Fvg dell’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (Anmil). Il loro intervento si è reso necessario dopo quello che è stato definito un autentico colpo di scena, e cioè lo stralcio da parte del Senato dell’emendamento alla Finanziaria che garantiva la riapertura dei termini. «Scelta che ha messo fuori gioco migliaia di lavoratori, provenienti in gran parte delle province di Trieste e Gorizia». A rendere clamorosa la decisione del Senato il fatto che in Commissione l’emendamento era stato approvato e prevedeva una finestra di sei mesi per la presentazione delle domande. «Grazie all’opera dei nostri senatori Russo e Fasiolo - ha ricordato Svic - eravamo arrivati a un risultato di garanzia per gli esposti Amianto rimasti fuori in prima istanza, poi la beffa. L’emendamento è stato prima approvato dalla commissione Bilancio - ha aggiunto - e poi ritirato per mancanza di copertura». «A nostro avviso - ha sottolineato il presidente Mattioli - le risorse si possono invece reperire nell’ambito del bilancio Inail. Noi rappresentiamo i lavoratori esposti all’amianto - ha ricordato - e più del 70 per cento degli iscritti al Registro che li riguarda il contatto con questa sostanza molto pericolosa lo hanno avuto mentre lavoravano. Parliamo - ha concluso - di circa 10mila persone». Come si ricorderà, l’agevolazione per gli esposti amianto, che abbiano
maturato almeno dieci anni di servizio, consiste nel vedere l’intero periodo lavorativo moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per un coefficiente di 1,5. In sostanza, ogni dieci anni di lavoro si ottiene la pensione come se si fosse lavorato per 15. (u.s.)

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