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Il futuro di palazzo Galatti fa litigare Comune e Regione

Niet di Dipiazza alla bozza di convenzione sull’ex sede provinciale ora passata all’Uti Contestata la scelta di “sottrarre” le opere d’arte e imporre il pagamento dell’Imu 

Palazzo Galatti sotto assedio. L’ex sede della Provincia, proprietà della Regione attualmente destinata a ospitare la cosiddetta Uti giuliana, non è mai stata così di moda come adesso ed è protagonista di un braccio di ferro tra la stessa Regione Fvg e la stessa Uti.

Al punto che Roberto Dipiazza, uno e bino perchè sindaco di Trieste e presidente dell’Uti, scende direttamente in campo, per affermare il suo “no” alla bozza di convenzione trasmessa dalla Regione e per cercare una soluzione ragionevole che eviti un fastidioso contenzioso inter-istituzionale. Dipiazza punta chiaramente al riequilibrio delle spese gestionali e manutentive, a mantenere il patrimonio storico-artistico - stimato in quasi 600 mila euro - a disposizione del palazzo. Più cauto, invece, il primo cittadino sulla proprietà dello stabile. Dipiazza è intervenuto in V commissione consiliare, presieduta dalla forzista Manuela Declich: all’ordine del giorno spiccava una mozione presentata dal capogruppo, sempre forzista, Piero Camber affinchè la proprietà di palazzo Galatti, compresi i beni mobili ivi contenuti, venga riconosciuta al Comune di Trieste.

La vicenda è stata riepilogata dal vicesegretario generale del municipio nonchè direttore dell’Uti, Mauro Silla. In ottobre si era tenuto un incontro di carattere tecnico tra Regione e Uti, nel quale si erano convenute le linee orientative per la gestione di palazzo Galatti. L’edificio sarebbe stato in comodato all’Uti per 19 anni, i costi di mantenimento e quelli relativi alla sicurezza sarebbero stati ripartiti, le opere d’arte sarebbero state seguite dall’Uti in quanto legate al palazzo e al territorio provinciale.

Poi colpo di scena: la bozza di convenzione, preparata dagli uffici regionali, non corrisponderebbe invece allo spirito e alla sostanza dell’agreement ottobrino. Perchè i beni storico-artistici vengono direttamente gestiti dall’Erpac, l’ente regionale di recente conio. Perchè la manutezione straordinaria (tetto e facciate) e l’adeguamento di palazzo Galatti alle norme di sicurezza impiantistica vengono posti tutti in capo all’Uti. Anche l’Imu, nonostante sia competenza della proprietà, viene imputata alla povera Unione che, avendo un bilancio derivato con un potere di spesa limitato, si trova sul groppone tutti gli oneri, senza neppure la soddisfazione di godere di quadri, statue, arredi. «Con il rischio che un domani prendano la strada di Villa Manin», ha paventato Dipiazza. Nel dibattito hanno preso la parola Camber (FI), Giannini (M5s), Bassa Poropat (Insieme per Trieste), Lippolis (Ln): un’insolita convergenza favorevole a conservare la “triestinità” della collezione d’arte.

L’assemblea dei sindaci Uti è stata ragguagliata sull’evolversi della situazione e ha deciso che, se il testo non viene modificato, «non esistano i termini minimi per addivenire alla stipula della convenzione»: una lettera di risposta, firmata da Dipiazza e datata 29 novembre, è stata inoltrata alla Direzione centrale finanze patrimonio ecc. della Regione Fvg. Il cui referente politico-istituzionale è l’assessore Francesco Peroni: «Leggerò con attenzione gli argomenti portati dal sindaco-presidente e da parte nostra c’è la massima apertura al dialogo. Va rilevato che ogni ulteriore decisione in materia di patrimonio delle ex Province è demandata alla valutazione collegiale della giunta». «La destinazione del patrimonio storico-artistico di palazzo Galatti - rileva ancora Peroni - è stata valutata in un contesto di tutela e di salvaguardia, non certo con l’obiettivo di spogliare il territorio. Credo che nessuno abbia intenzione di trasferire le opere a villa Manin».

Il palazzo, risalente alla fine dell’Ottocento, venne commissionato da Giorgio Galatti, abbiente commerciante di origine greca che lasciò l’intero patrimonio al Comune triestino. A sua volta nel 1924 il Comune donò lo stabile alla Provincia,
poco dopo la creazione del nuovo ente. L’edificio è stato dichiarato di interesse culturale nella primavera 2005. Sambo, Croatto, Timmel, Dyalma Stultus, Grom sono alcuni dei più conosciuti artisti le cui opere sono esposte all’interno del palazzo.

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