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Lo tsunami di dighe che minaccia il cuore blu d’Europa
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Lo tsunami di dighe che minaccia il cuore blu d’Europa

La denuncia della ong “Save the Blue Hearth of Europe”. Dalla Slovenia alla Grecia in progettazione 2.800 impianti

BELGRADO. Un’ondata di piccoli sbarramenti e mini-centrali idroelettriche su fiumi spesso rimasti intatti come millenni fa, non guastati dalla mano dell’uomo. Uno «tsunami di dighe» che rischia di danneggiare irreparabilmente quello che ecologisti e ambientalisti hanno da tempo ribattezzato il «cuore blu» dell’Europa, i Balcani. Tsunami che è ormai iniziato e procede a ritmi incalzanti.

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La denuncia arriva da Save the Blue Heart of Europe, autorevole campagna delle Ong Euronatur e Riverwatch che già negli anni passati avevano lanciato forti allarmi, rimasti inascoltati. Save the Blue Heart of Europe ha però fatto risuonare le sirene d’emergenza con un nuovo rapporto, realizzato dalla studio internazionale di consulenza Fluvius e sviluppato sulla base di immagini satellitari e dati delle autorità locali. Il rapporto segnala che sono «circa 2.800 le centrali idroelettriche» in progettazione oggi «dalla Slovenia alla Grecia»: generalmente di piccolissime dimensioni, ma non per questo meno dannose per l’ambiente. Dannose anche perché «più di mille» (il 37% del totale), si legge in una nota degli ecologisti, saranno costruite «in aree protette».

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Quasi 120 saranno erette in «parchi nazionali» localizzati nei Paesi balcanici, 547 in aree “Natura 2000”. Quest’ultima, come specificano documenti dell’Ue, è una rete di siti naturali protetti sul territorio europeo, in genere «habitat speciali», zone di sosta per uccelli migratori o dove vivono «specie rare» o a rischio, ma che non godono del livello di protezione delle «riserve naturali, dove ogni attività umana è esclusa». Il resto è pianificato in zone protette a livello nazionale.
Politiche miopi e insensibilità ambientale hanno alterato un preziosissimo patrimonio naturale: ruspe e bulldozer non si sono fermati e «circa 160-180 centrali idroelettriche» e sbarramenti sono stati innalzati dal 2015 a oggi, si legge nell’analisi di Save the Blue Heart of Europe. E proprio dal 2015 «la velocità con cui va avanti la distruzione dei fiumi è aumentata», secondo l’analisi di Fluvius. Dai progetti, infatti, negli ultimi anni si è passati all’azione. Sono infatti quasi duecento, 188 per la precisione, le centrali oggi in costruzione, in particolare in Albania (81 sbarramenti per la produzione idroelettrica), Serbia (30), Macedonia (22), Bosnia-Erzegovina (19).

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Sono numeri che «visualizzano la dimensione del problema, uno tsunami di sbarramenti che senza rispetto per la natura mette a rischio specie» animali e pesci, «aree protette e persone» che vivono vicino ai corsi d’acqua, le cui acque sono «deviate», con paesaggi che vengono «desertificati», ha specificato Ulrich Eichelmann, numero uno di Riverwatch.

Ma perché? «Le ragioni principali sono corruzione, superficialità di istituzioni finanziarie internazionali» e pochissima attenzione alla «protezione» della natura, gli ha fatto eco Gabriel Schwaderer, presidente di Euronatur. Che ha avvisato: «Se non ci si ferma, il cuore blu dell’Europa», come il colore dei fiumi balcanici, «rischia di fermarsi per infarto».

Le arterie fluviali della regione, in effetti, sembrano sempre più in affanno, dopo che - solo negli ultimi 24 mesi - la velocità dell’apertura di nuovi cantieri è più che triplicata (da 61 progetti in costruzione nel 2015 si è passati a 188 nel 2017), senza dimenticare le 160-180 centrali già completate negli ultimi 24 mesi. Progetti in fase d’attuazione - altro punto molto grave - al 91% avviati senza che fossero stati preceduti da studi di impatto ambientale. Questo perché, segnalano gli ecologisti, la maggior parte degli impianti ha una capacità produttiva inferiore ai 10 megawatt, il limite oltre il quale scatta - secondo le legislazioni nazionali - l’obbligo di analizzare quali possano essere le conseguenze in aree delicate dal punto di vista ambientale. Delicate perché i Balcani custodiscono ancor oggi alcuni fra i fiumi più incontaminati d’Europa, dalla Sana in Bosnia al Valbona in Albania - per il quale da anni si protesta con sempre maggior forza a Tirana per evitarne la devastazione con 14 mini-centrali - fino alla più maestosa Sava. Tesori spesso poco conosciuti, ma da proteggere. Da uno tsunami artificiale, di dighe e centrali.

 

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