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Legambiente: «Vanno ripensati i sistemi d’irrigazione»

Bisogna ripensare i sistemi d’irrigazione dei nostri campi e, ancor di più, il genere stesso delle coltivazioni. È il monito che arriva dal comitato isontino di Legambiente, che torna a parlare del...

Bisogna ripensare i sistemi d’irrigazione dei nostri campi e, ancor di più, il genere stesso delle coltivazioni. È il monito che arriva dal comitato isontino di Legambiente, che torna a parlare del fiume Isonzo e più in generale della gestione delle risorse idriche del territorio. Un Isonzo che da Legambiente viene definito «fiume sempre più sacrificato». Ricordando l’annoso dibattito sulla necessità o meno di realizzare un bacino di rifasamento a monte di Gorizia, «tutti i portatori di interesse si sono espressi negativamente al termine del laboratorio promosso dall’Autorità di Bacino dell’Alto Adriatico negli anni scorsi, in quanto la nuova diga avrebbe un costo eccessivo e stravolgerebbe il corso d’acqua», scrive Legambiente in una nota – il movimento ambientalista dell’Isontino allarga lo sguardo sui progetti futuri che devono riguardare la salvaguardia del fiume e dell’ambiente circostante. «Siamo convinti che i cambiamenti climatici ci costringeranno a una ridefinizione delle risorse idriche necessarie all’agricoltura, ma è importante prima ricordare alcuni numeri. A valle del ponte 8 Agosto vengono prelevati 26 metri cubi al secondo di acqua, dei quali solo 6 vengono utilizzati dall’agro cormonese-gradiscano a fine agricolo, mentre il canale De Dottori a Sagrado preleva 21 metri cubi di acqua, dei quali solo 8, 5 vengono utilizzati dall’agro
monfalconese. Il resto serve alla produzione di energia idroelettrica. La portata minima rilasciabile dalla traversa di Salcano è di 12,5 metri cubi, quindi per ora il problema si pone solo per gli utilizzi idroelettrici e per il deflusso minimo vitale dell’Isonzo». (m.b.)

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