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L’ex fiera, i palazzi e il Porto vecchio: il ritorno degli austriaci a Trieste

Le mire sui 5 magazzini Greensisam dopo Montebello e il balzo dei carichi merci. La città attira imprenditori

TRIESTE «Ebbene sì – ammette il sindaco Roberto Dipiazza –, Trieste è tornata ad essere la terza città dell’Impero». Per capire quanto questo sia già concreta realtà basta controllare su una carta geografica il fitto reticolo disegnato dalle migliaia di treni carichi di merci che da qualche anno, con crescita costante, arrivano e partono dal porto di Trieste: per il 90% sono a servizio della mitteleuropa.

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Le ferrovie

«I convogli ferroviari sono diretti a venti principali destinazioni diverse – spiega Giuseppe Casini – e di queste, otto rientrano nei confini dell’ex Impero Asburgico (perlopiù Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), ma quasi tutte le altre gravitano ai margini di quest’area, interessando la Baviera e l’ex Prussia in particolare». Casini è amministratore unico di Adriafer, società di proprietà dell’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico orientale che, da miniaziendina intruppata nelle pastoie della doppia manovra, grazie all’avvento della coppia Zeno D’Agostino Mario Sommariva ai vertici della Torre del Lloyd, è ora diventata una delle “industrie” di Trieste con il maggior numero di dipendenti. «Siamo per l’esattezza in 84 e quantitativamente abbiamo sorpassato la stessa Authority – scherza Casini –, facciamo 152 treni alla settimana ai quali se ne aggiungono 48 della Ferriera diretti solitamente a Cremona. Ho in ballo una scommessa con D’Agostino per vedere se scolliniamo quota novemila all’anno».

Il boom

Su questo versante tutti i porti italiani sono rimasti terribilmente indietro, compresa La Spezia che fino a due anni fa aveva il primato. Ecco anche perché, a cent’anni dalla fine della Prima guerra mondiale, Trieste nei fatti non è più uno dei trenta porti italiani, ma è tornata ad essere lo scalo del Centroeuropa. Attraverso i Moli Quinto, Sesto e Settimo e il terminal petroli dove arrivano a frotte traghetti ro-ro, portacontainer e petroliere, tutta questa area continentale è messa in collegamento diretto con il bacino del Mediterraneo, Turchia in particolare ma anche Grecia, il Golfo Arabico, il Far East. E in particolare il settore ferroviario merci sta diventando un polmone anche per l’occupazione di manodopera e tecnici triestini. L’ultimo esempio è di qualche giorno fa: con l’arrivo della maxi gru transtainer al terminale Samer i dipendenti che sono già una novantina, a dispetto dei dodici di qualche anno fa, cresceranno ancora. E l’Authority per gestire questa tumultuosa crescita ha deciso di aprire addirittura al proprio interno una Direzione infrastrutture ferroviarie con la prossima assunzione a tempo indeterminato di tredici addetti. Ma è attraverso il porto di Trieste che l’Austria provvede anche al 90% del proprio fabbisogno petrolifero, per il 100% addirittura la Baviera e il Baden-Wurttemberg, per il 50% la Repubblica Ceca. Ciò grazie al terminal marittimo della Siot dove arrivano ogni anno oltre 500 petroliere che sembrano anch’esse in ulteriore crescita. Ma il porto è oggi soltanto un aspetto della felice rivoluzione.

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L’ex Fiera di Montebello

L’Austria e le regioni contigue sono tornate in realtà a mettere gli occhi sulla città intera e Trieste è divenuta oggetto di attenzioni molto forti e anche di singoli benestanti cittadini che acquistano una casa o una villa sull’Alto Adriatico. L’esempio più clamoroso, già arrivato all’incasso, è quello dell’ampio comprensorio dell’ex Fiera acquistato per 12 milioni di euro dalla Mid Holding GmbH di Klagenfurt di cui è titolare Walter Mosser: un’area di 30mila metri quadrati che verrà rivitalizzata con un investimento di 70 milioni e 540 nuovi posti di lavoro previsti. «Attorno alla città c’è un fervore inimmaginabile – rivela Dipiazza –, mi sono fatto spiegare dagli austriaci le ragioni alla base del loro intervento. Mi hanno risposto: i prezzi attualmente bassi del mercato immobiliare e la straordinaria bellezza della città».

Porto vecchio e non solo

E pare si dovrà ad acquirenti austriaci anche la fine del tormentone che riguarda il palazzo delle Ferrovie di piazza Vittorio Veneto, stimato anch’esso 12 milioni e che dal 2008 attende invano un acquirente. Ma l’ultimo obiettivo dei finanzieri d’Oltralpe sono i primi cinque magazzini del Porto vecchio, quelli della famosa cittadella Greensisam, in concessione a Pierluigi Maneschi, numero uno del Molo Settimo e di Italia Marittima. «Ritengo che quest’ultima trattativa potrà essere chiusa entro il 31 dicembre», afferma il sindaco. «Confermo che ci sono nuovi potenziali acquirenti, austriaci in particolare e supportati anche da un fondo bavarese, intenzionati a rilevare la maggioranza della società, mentre io terrei una quota di minoranza – dice Maneschi – ma non sono altrettanto ottimista sui tempi del passaggio di mano. Non sono state risolte le questioni delle opere di urbanizzazione e della bonifica del torrente Chiave che spettano alla parte pubblica e poi non è ancora chiaro come si potrà passare dalla concessione alla vendita».

Oltre agli austriaci

Il fatto che la città sia ritornata in qualche modo al centro della scena europea, sembra aver scatenato appetiti da ogni parte del continente. Senza scomodare il Big Game con il quale le principali potenze europee nel diciannovesimo secolo si contendevano l’Eurasia centrale, un Piccolo gioco è in atto su Trieste. «A giorni – annuncia Dipiazza – pubblicheremo il bando per Palazzo Carciotti sul quale credo metteranno le mani un fondo svizzero e uno del Liechtenstein. Per quattro quinti sarà luxury hotel e per un quinto residenze. Gli ospiti arriveranno in Ferrari, parcheggeranno nei due piani sotterranei e con l’ascensore accederanno direttamente nelle suite. Ma non è certo tutto – anticipa il sindaco –: i russi vogliono Palazzo Modello per farne un altro albergo. Oggi lì dentro c’è l’Acegas, ma se l’offerta sarà buona certamente non avremo problemi a spostarla. E poi ci sono anche gli inglesi: hanno messo nel mirino l’ex Silos per farne un gigantesco outlet». Forse non per nulla quando interessava ancora alle Coop Nordest si era parlato di Covent garden sul mare.

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