Quotidiani locali

L’impresa si fa donna nella realtà bengalese

Salma, Shanzida e Mazbun fra computer, borse, frutta e verdura

Salma, come tante altre monfalconesi, si alza presto la mattina. Sveglia alle 6. Si occupa delle sue due figlie più piccole, le manda a scuola. Prende la macchina e a Staranzano, nel campo che coltiva con suo marito e il figlio più grande, raccoglie la verdura e la frutta che venderà, al suo banco, al mercato di piazza Cavour a Monfalcone.

Salma è nata a Kishoregonj 40 anni fa e vive in Italia dal 2004. Nel 2012 ha aperto la sua attività al mercato. È una delle tre donne bengalesi che gestiscono un negozio in centro. Oltre a lei, la sua amica Shanzida ha aperto un anno e mezzo fa un negozio di frutta, verdura e generi alimentari in via Sant’Ambrogio e, da qualche mese, Mazbun, la più giovane, ha inaugurato, insieme al marito, un negozio dai prodotti piuttosto variegati negli ex locali storici della boutique Gina. Affacciati sui giardini Unicef. Salma Hanif è sposata dal 1996, suo marito, Md, lavora nello stabilimento della Fincantieri. Tiene molto ai prodotti che vende e produce, ne sottolinea la coltivazione biologica con le sue clienti e un po’ si scusa per la mancanza di varietà che l’autunno e l’inverno portano con sé. «Quest’estate il bancone era più bello, più colorato» dice, accarezzandolo con la mano. All’interno ci sono numerose clienti italiane. Una in particolare, che ogni mercoledì in concomitanza con il mercato settimanale passa a comperare qualcosa da Salma, si complimenta con lei per i suoi prodotti. Neanche un mese fa Hanif ha preso la patente. «Il 9 novembre» dice con orgoglio «e finalmente posso andare al campo ogni mattina, anche da sola». Questa nuova, inseguita, autonomia consentirà così al figlio più grande, Md Baizit, che ora ha 20 anni, di frequentare di più l’Università a Trieste, dove è iscritto al corso di laurea in Geologia.

Simile per molti versi la storia di Shanzida Sikder. Il suo piccolo negozio di generi alimentari guarderà la porta laterale del municipio quando i pannelli, che ora ne nascondono il restauro, verranno tolti. Il marito di Shanzida, Kamal, ha smesso di lavorare alla Fincantieri per occuparsi a tempo pieno della coltivazione di un grande campo nei dintorni dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Al “Sayem Enterprise” queste verdure si vendono bene, insieme alle spezie, alle bibite e a miriadi di prodotti tipici che affollano mensole a parete che arrivano fino al soffitto. Il motivo di quel nome è presto detto: «Abbiamo deciso di dare al negozio il nome di nostro figlio di 11 anni, Sayem; entrambi sono nati qui in Italia».

Il via vai è continuo. Qualcuno entra, acquista un lecca lecca per il figlio dicendo che tornerà più tardi; qualche cliente italiana è alla ricerca del curry; qualcuno fa solo due chiacchiere o ritira delle verdure già ordinate e messe da parte. Shanzida pare molto felice mentre parla della sua vita qui. «C’è sempre una festa, abbiamo tanti amici, sabato e domenica si va a casa di qualcuno, si cucina qualcosa insieme. Siamo in famiglia, mio fratello abita qui con sua moglie, mia sorella invece, nonostante il marito viva qui in Italia, ha preferito rimanere a Dhaka». Nostalgia di casa? Shanzida ci pensa un po’ su. Vive qui da undici anni, ha seguito corsi di italiano, ha fatto domanda per ottenere la cittadinanza. «Torno volentieri a Dhaka» inizia per concludere un po’ titubante «in vacanza».

La più giovane delle donne bengalesi imprenditrici di Monfalcone ha 24 anni e vive qui da quando ne aveva 17. Mazbun ha sposato suo marito Ifath dopo averlo conosciuto in Bangladesh. A Monfalcone vivono con loro i due figli di 6 e 2 anni. L’altro negozio di Ifath è una delle attività straniere di money transfer presenti da parecchi anni sotto i portici di via Sant’Ambrogio, una delle più longeve. Mazbun ha fatto pratica nel negozio del marito per qualche tempo prima di iniziare a sognare più in grande e aprire insieme a lui questo nuovo esercizio. Nel luminoso e spazioso negozio dominano le tinte del bianco e dell’argento. Alle pareti piccoli apparecchi elettronici e cartoleria per la scuola. Un cesto con dei palloni, vetrinette con i giocattoli, una griglia con le patatine appese, di cui, confidano, i bambini che giocano nei giardinetti antistanti fanno periodicamente razzia. Una macchina per fax e fotocopie, il necessario per il money transfer, un bel computer su cui la figlia più piccola di Mazbun, Nusaiba, sta seguendo un cartone animato direttamente da youtube. La cosa di cui va però più orgogliosa Hossain è il settore del negozio dedicato alla vendita delle borse da signora. Mazbun è di poche parole, non parla ancora perfettamente italiano, ma l’idea che sta dietro a questa attività commerciale, che l’estetica moderna rende differente rispetto ad altre attività analoghe del centro di Monfalcone, è semplice quanto incisiva. La spiega Ifath, mentre Mazbun annuisce: «Questo negozio
si chiama “Il nostro paese”, ma con il nostro paese non vogliamo intendere il Bangladesh, al contrario vorremmo che ognuno si sentisse a casa qui. Che chiunque possa entrare e trovare il suo paese. Un luogo insomma in cui nessuno debba sentirsi straniero».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro