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A processo per l’incendio di 3 auto e una moto

Imputato un 40enne per le fiamme scaturite nel cortile di un condominio a San Pier. Perizia sugli abiti

SAN PIER D’ISONZO. Nel cuore della notte tre auto e una moto erano state distrutte dalle fiamme. Era accaduto nel gennaio del 2012, nel cortile interno di una palazzina, a San Pier d’Isonzo. Scattò la mobilitazione dei vigili del fuoco. I carabinieri intervenuti sul luogo dell’incendio avevano individuato quale presunto autore uno dei residenti del condominio, che aveva avuto attriti con gli inquilini per questioni condominiali. I militari avevano proceduto al sequestro degli abiti, felpa e jeans, al fine di verificare la presenza di tracce di combustibile. L’uomo, P.T., all’epoca quarantenne, finì pertanto indagato per la vicenda a fronte dell’ipotesi di accusa di incendio. Nell’ambito delle indagini, il pubblico ministero aveva disposto sui vestiti sequestrati un accertamento tecnico non ripetibile, che era stato affidato agli uomini del Ris di Parma. Un accertamento per il quale però l’indagato non era stato avvisato della facoltà di farsi assistere da un consulente tecnico, nonché di promuovere anche un eventuale incidente probatorio.

Durante l’udienza preliminare, nel mese di novembre di quell’anno, davanti al Gup Massimiliano Rainieri, il legale difensore dell’uomo, l’avvocato Massimo Bruno, aveva pertanto sollevato l’eccezione circa il mancato e dovuto avviso al proprio assistito in merito ai propri diritti, richiedendo la nullità dell’accertamento eseguito dai Ris. Eccezione accolta dal Gup che aveva sentenziato il non doversi procedere nei confronti del 40enne in assenza di materiale probatorio utile a supportare l’accusa a processo.

La Procura di Gorizia era quindi ricorsa alla Cassazione al fine di sostenere il carattere di ripetibilità dell’accertamento, necessario per avviare il procedimento. E la Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso in virtù del fatto che il Gup nell’accogliere la nullità dell’accertamento aveva dato per scontato l’irripetibilità senza fornire la motivazione per il quale era stato disposto.

Il quarantenne, a quel punto, era stato rinviato a giudizio. Lo scorso luglio, al Tribunale di Gorizia, durante il processo erano state chieste delucidazioni ai Ris di Parma in merito alla ripetibilità dell’accertamento tecnico svolto. I militari specializzati avevano risposto via lettera che la verifica non era “riproducibile”, tuttavia era possibile eseguire un nuovo accertamento sul materiale sequestrato. Il giudice Concetta Bonasia, confermando la nullità della perizia già svolta, ne aveva disposta un’altra. Lo scorso 28 novembre il giudice ha individuato il direttore tecnico della Polizia scientifica di Padova al fine di eseguire la perizia, alla quale potrà ora partecipare anche un perito nominato dalla difesa. La prossima udienza è stata fissata a gennaio 2018 per il conferimento dell’incarico. Si attende l’esito della perizia per proseguire con l’istruttoria dibattimentale. L’avvocato Bruno ha osservato: «Resta fondamentale il risultato dell’accertamento ai fini della prosecuzione del procedimento. Qualora saranno rilevati elementi probatori, ovviamente sarà da svolgere l’intera istruttoria dibattimentale, a seguito della quale è auspicabile la dimostrazione dell’estraneità dell’imputato ai fatti contestati. Le indagini all’epoca – ha aggiunto – si fermarono al sequestro degli abiti dell’indagato e non fu eseguito alcun accertamento all’esterno della palazzina condominiale». Il legale s’è soffermato anche sulla qualificazione del reato contestato, quello di incendio in termini
generali, per il quale è prevista una pena da 3 fino a 7 anni. «L’imputazione – ha argomentato – non è calzante rispetto al caso concreto. Ritengo che il fatto debba essere qualificato nella più lieve imputazione di danneggiamento seguito da incendio».

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