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I lavoratori occupano la sede della Redox

«Inaccettabile» per gli operai la proposta di affitto d’azienda, con stipendi ribassati e rinuncia al tempo indeterminato

SAN DORLIGO DELLA VALLE. Hanno occupato la sede della loro azienda, la Redox. Esasperati per la mancanza di risposte alle loro richieste da parte della controparte datrice di lavoro, la quindicina di lavoratori della srl che opera nell’ambito dell’indotto della Wartsila, in gran parte iscritti dell’Usb, sigla sindacale autonoma, ieri hanno deciso di passare all’azione, prendendo possesso della sede di via di Muggia, nel Comune di San Dorligo della Valle.

La mobilitazione di lunedì, con il presidio dei lavoratori davanti alla Wartsila – ha spiegato Sasha Colautti, delegato provinciale della sigla per il settore industria – non ha prodotto alcun risultato. La dirigenza Redox ha preferito tacere. Di conseguenza, vista la drammaticità della situazione, l’occupazione ci è sembrata l’unica forma di protesta da attuare per far capire che non retrocederemo».

Ai lavoratori era stato proposto un affitto d’azienda, che prevedeva la diminuzione degli stipendi, la rinuncia al contratto a tempo indeterminato per accettarne invece uno modello Jobs act, lasciando inoltre al nuovo imprenditore, la V. A. Crane, azienda con sede a Londra e una filiale in Italia, il Tfr. «Richieste che mai si sarebbero potute accettare – ha ripreso Colautti –, ma ad aggravare ulteriormente la situazione si è aggiunto un fatto nuovo. Abbiamo saputo infatti che l’azienda affittante non sarebbe nient’altro che un’impresa prestanome dello stesso imprenditore che, fino a oggi, ha letteralmente affamato i lavoratori che non ricevono lo stipendio da mesi, in una situazione che oramai si protrae da più di un anno e mezzo. Con l’occupazione – ha spiegato il rappresentante sindacale dell’Usb – chiediamo all’azienda di sedersi a un tavolo, possibilmente in presenza di una delegazione della Wartsila per avviare un confronto sulla base delle nostre richieste». Che si riassumono così: il passaggio dei lavoratori dovrebbe essere diretto, ai sensi di legge e con accordo sindacale, con esclusione del Jobs act; nessun taglio alle retribuzioni; garanzia del pagamento degli arretrati, con copertura da parte della Wartsila; sottoscrizione di una clausola che impedisca all’azienda di trasferire i lavoratori successivamente al passaggio; la garanzia della disponibilità a un’uscita incentivata, con certezza del pagamento del Tfr, a favore di chi non se la sente di rimanere.

«Nel corso della giornata – ha detto Colautti – abbiamo anche ricevuto la visita della Digos, venuta a controllare la situazione, visto che nella sede della
Redox ci sono macchinari, ma il tutto si è risolto in breve e senza problemi particolari». Oggi lo stato di agitazione dei lavoratori proseguirà, occupando ancora la sede della Redox srl, in attesa di una replica da parte della proprietà dell’impresa.

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