Quotidiani locali

Violenza sulle donne, 200 casi nel 2017

In forte aumento le situazioni prese in carico in dieci mesi dal centro di Ronchi competente sull’intero territorio monfalconese

Il 25 novembre, ieri, è la data simbolo di una lotta, quella contro la violenza sulle donne, che non può e non deve fermarsi nello spazio di sole 24 ore. Il fenomeno, che ha il suo apice drammatico nel femminicidio, è in continua ascesa. E il mandamento monfalconese può essere considerato solo apparentemente un’isola felice. Sono i dati a testimoniarlo. Dal primo gennaio a oggi, infatti, sono state 191 le donne che hanno avuto la necessità, e anche il coraggio, di contattatare il centro antiviolenza di Ronchi dei Legionari, realtà che opera in tutta la sinistra Isonzo, ma non solo, e che è gestita con sensibilità, competenza e professionalità dall’associazione “Da Donna a Donna”.

Il dato fa rabbrividire e deve far riflettere, anche e soprattutto se si tiene conto che da gennaio fino all’inizio di settembre 2017 erano state 144 le donne che avevano chiesto aiuto al centro. In tre mesi, dunque, sono stati registrati ulteriori 47 accessi. Una proiezione che guarda al dato finale dell’anno ormai agli sgoccioli prospetta, purtroppo, di eguagliare o forse superare il dato del 2016, quando erano state 217 le donne (179 nel 2015) che avevano chiesto sostegno. Tra le donne che si sono rivolte al centro di piazza Giuseppe Furlan 2, 26 sono di origine straniera, 165 italiane. Quelle che hanno figli minorenni sono 78.

Attualmente nella struttura protetta messa a disposizione per i casi di emergenza e di grave pericolo, sono ospitate sette donne con nove minori. La quasi totalità delle donne ha un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, è come si è visto di nazionalità italiana, risiede nel territorio limitrofo al centro e in parte nella Bassa friulana. Tutte di fatto sono provenienti da una situazione di violenza domestica, attuata dal compagno, dal marito o dall’ex. Le violenze subite sono di tipo psicologico, fisico, sessuale ed economico. Vi si registrano anche casi di stalking, a volte molto gravi.

Numeri che fanno comprendere come la ricorrenza di ieri, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, non debba essere solo un’occasione di retorica, ma di intervento concreto contro la violenza perpetrata ai danni delle donne che spesso, quasi sempre, arriva da una persona vicina. Era il 15 settembre 1997 quando nasceva, a Ronchi dei Legionari, l’associazione di volontariato “Da Donna a Donna”, un’associazione che ha festeggiato quindi quest’anno i 20 anni di attività. È sorta grazie alla volontà e lo stimolo di un gruppo di professioniste del sociale e del sanitario che condividevano la mission di accogliere e supportare donne che subiscono violenza di genere. «Condizione – spiegano – che coinvolge in maniera trasversale tutte le età, i ceti, etnie, religioni, ogni livello di istruzione e professione».

Dal 2002, grazie al contributo regionale e ad altri supporti locali, pubblici e privati e in un costante lavoro di rete sul territorio, è stato possibile aprire una casa rifugio a indirizzo segreto per accogliere donne e figli minori che necessitavano di un maggiore livello di sicurezza e protezione e che dovevano essere allontanati da situazioni di rischio per la propria incolumità. «Negli anni – spiegano le responsabili – si è svolto un lavoro di coordinamento fra i soggetti territoriali coinvolti, alla luce della piena attuazione della legislazione, nazionale e regionale, di contrasto e protezione delle donne vittime di violenza anche rispetto alla ratifica della Convenzione di Istanbul, garantendo così una continuità operativa, e permettendo, quest’anno, di avviare un progetto per l’apertura di una nuova casa di accoglienza temporanea e di transizione e l’adeguamento della struttura come luogo di incontro per le donne del territorio».

Sul tema e sul valore del centro è intevenuta anche l’assessore ronchese alle Pari opportunità, Elena Cettul, ricordando che il centro di Ronchi è uno dei pochissimi presenti nella nostra regione e che può dare ascolto e supporto, psicologico e strutturale. «Spero che anche questo minimo di pubblicità – ha detto Cettul – possa aiutare chi ancora non ha il coraggio di chiedere aiuto o chi proprio non sa che esiste la possibilità di uscire dalla violenza, a volte quotidiana. Ritengo opportuno sollecitare l’amministrazione regionale a prendersi interamente carico delle esigenze economiche dei centri antiviolenza, compreso quello di Ronchi. I centri antiviolenza devono essere visti come un servizio essenziale». «I centri antiviolenza - ha ricordato comunque ieri a Sagrado l’assessore regionale Loredana Panariti intervenendo a un incontro co-organizzato proprio da “Da Donna a Donna” - sono una realtà consolidata che la Regione riconosce e sostiene sulla base della propria normativa, la legge 17
del 2000. Al contrasto della violenza sulle donne, la Regione stanzia nell'ambito di tale normativa circa 840 mila euro l’anno. A questa somma si sono aggiunte risorse derivanti dal riparto di un Fondo nazionale appositamente costituito».

@luca_perrino. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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