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Trieste, abuso di minore, condannato a 12 anni

Sentenza del Tribunale di Gorizia: nel 2012 Alì Husein violentò ripetutamente la bambina della coppia che lo ospitava in casa

Era accusato di aver abusato in modo continuativo della figlia minorenne di una coppia di connazionali che lo ospitava in casa. Si è chiuso con una condanna a 12 anni e 6 mesi di reclusione, più il risarcimento del danno nei confronti delle parti civili e il pagamento delle spese processuali, il procedimento a carico di un ganese di 24 anni.

Il collegio presieduto da Francesca Clocchiatti con a latere i giudici Concetta Bonasia e Gianfranco Rozze ha deciso di inasprire la pena richiesta dal pm Laura Collini nei confronti di Alì Husein. Il pubblico ministero aveva chiesto per l’imputato 8 anni, ma, alla luce dei fatti, i giudici del Tribunale di Gorizia hanno evidentemente considerato la pena troppo lieve e l’hanno aumentata di oltre la metà.

I fatti si sono svolti tra il maggio ed il settembre del 2012. Allora Husein era ospite dei genitori della vittima perché, mostrando solidarietà nei confronti del connazionale, i due volevano aiutarlo ad inserirsi in un paese per lui straniero. Mai la coppia avrebbe potuto immaginare quello che sarebbe successo accogliendolo in casa. Secondo l’accusa, l’uomo, allora diciannovenne, costringeva la bambina di 10 anni a subire atti sessuali. Le violenze sono state reiterate e accompagnate dalle minacce di ulteriori conseguenze fisiche. La ragazzina era costretta a concedersi e le minacce di ritorsione, talvolta, venivano accompagnate anche da un coltello. Per evitare di essere scoperto, il giovane, difeso dall’avvocato Elisa Brazzale, costringeva la minore a non rivelare nulla ai genitori dei rapporti carnali che avvenivano nella cameretta dove si barricava e dove lui poteva dare libero sfogo alle sue pulsioni.

Nel processo la famiglia della bambina si è costituita parte civile. A tutelare gli interessi della coppia e della minore sono stati i legali Paolo Bevilacqua e Vincenzo Martucci.

In merito all’esito dell’ultima udienza gli avvocati hanno espresso la più ampia soddisfazione. «Chiude un processo lungo e sofferente per chi ha dovuto e deve convivere con il dolore della violenza subita dalla figlia ad opera di chi credevano amico e, invece, evidentemente, non lo era affatto. - osservano Bevilacqua e Martucci -. La condanna esemplare emessa oggi dal Tribunale di Gorizia afferma forte e chiaro un messaggio importante che costituisce vero monito rispetto al più grave e terribile dei reati: la violenza contro i minori che ne viola per sempre la più intima sfera della sessualità; un atto di giustizia che ha portato anche a riconoscere l’ammontare

del danno non patrimoniale richiesto dalla parte civili; ciò, di certo, non sanerà mai la ferita ma, almeno, farà respirare quel legittimo senso di soddisfazione in capo ad una famiglia che ha sofferto e dovrà convivere per sempre con un dolore incolmabile».

 

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