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Con l’omicidio di Sarajevo svanì anche la Belle Époque goriziana

La Belle Époque è quel periodo che va dall’ultimo ventennio dell’Ottocento al 1914, caratterizzato da notevole prosperità economica e da una vita spensierata e gaia. Non per tutti ovviamente, ma per...

La Belle Époque è quel periodo che va dall’ultimo ventennio dell’Ottocento al 1914, caratterizzato da notevole prosperità economica e da una vita spensierata e gaia. Non per tutti ovviamente, ma per le classi agiate, mentre chi tirava la carretta continuava a farlo. I progressi della scienza permisero di debellare la gran parte delle epidemie, si ridusse la mortalità infantile, si inventò la pastorizzazione. Le continue scoperte e le innovazioni tecnologiche lasciavano sperare che in breve tempo si sarebbe trovata la soluzione a tutti i problemi dell’umanità.

Il simbolo di quella nuova epoca fu la “Ville Lumière”: Parigi con l’Esposizione internazionale del 1900, la tour Eiffel, i “tapis roulant”, la prima metropolitana francese, l’illuminazione elettrica e sfavillante delle strade, il cinematografo dei fratelli Lumière, i Giochi della II Olimpiade, i cabaret e i café chantant, il can-can e il Moulin Rouge.

Ma anche l’estensione della rete ferroviaria mondiale, che aveva raggiunto il milione di chilometri e i transatlantici sempre più grandi e lussuosi, la nuova arte floreale del Liberty, le suffragette e la nuova coscienza femminile, la radio e il telefono, i primi grattacieli, le automobili e gli aerei, la catena di montaggio della Ford, i grandi trafori sotto le Alpi, la pubblicità e i debiti con il pagamento a rate.

Un lungo periodo di euforia e frivolezza che nemmeno l’affondamento del Titanic nel 1912 riuscì ad incrinare. Da Parigi “l’epoca bella” si diffuse in tutto il mondo occidentale, coinvolgendo anche Gorizia, che in quel momento stava superando i trentamila abitanti, oltre il doppio rispetto la popolazione di nemmeno cinquant’anni prima.

Una fiducia in un futuro di pace e benessere, favorito dal progresso tecnologico, ben rappresentata in questa immagine di “Gorizia nell’avvenire”, che offre la visione di come diventerà la città grazie a tram, automobili e motociclette, dirigibili e palloni aerostatici, ma soprattutto l’immaginifica ferrovia sopraelevata a collegare la piazza Grande con il resto del mondo.

La bella cartolina della collezione di Roberto Ballaben, venne stampata nel 1906 da Andrej Gabršček (1864-1938), editore e giornalista sloveno, originario di Caporetto e trasferitosi nel 1893 a Gorizia per fondarvi la sua casa editrice con tipografia e libreria, poi al pianterreno dell’allora modernissimo edificio multifunzionale del Trgovski dom, progettato da Max Fabiani sul corso Verdi a fianco dei Giardini pubblici e inaugurato nel 1904. Nello stesso 1906, veniva inaugurata dall’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria-Este, l’altro simbolo della Gorizia futura, la ferrovia della Transalpina con a Salcano il ponte in pietra più largo al mondo.

Chi avrebbe mai pensato allora, che dopo soli otto anni l’erede al trono sarebbe stato assassinato
con la moglie a Sarajevo, dal ventenne “anarco-insurrezionalista” Gavrilo Princip scaraventando Gorizia e il mondo intero in quella spaventosa carneficina che fu la prima guerra mondiale, dove i progressi della tecnica ricoprirono ben altra funzione?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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