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Nuove paghe tagliate del 30% agli operai

Lavoratori stranieri specializzati si rivolgono al sindacato della Cgil: «In due mesi hanno ricevuto mille euro in meno»

«Questa volta nessun importo fittizio. Non ci sono acconti formalizzati sulla carta ma non percepiti. La decurtazione dello stipendio è diretta: in busta paga figura l’importo complessivo dello stipendio dovuto, ma quanto è stato percepito dai lavoratori in realtà è minore del 30-40%». È un altro caso individuato dal sindacato Cgil, reso noto dal segretario generale di Gorizia, Thomas Casotto. Che parte da una verifica: l’incrocio tra l’importo riportato nella busta paga non corrisponde a quello versato sul conto corrente del lavoratore attraverso bonifico bancario.

«Le buste paga – spiega infatti Casotto – sono compilate correttamente, tuttavia, da quanto abbiamo finora accertato attraverso il confronto con i bonifici bancari, la somma girata ai lavoratori sul loro conto corrente è inferiore. Siamo sull’ordine del 30-40% in meno».

Si tratta di due dipendenti di una ditta dell’appalto di Fincantieri, «appalto diretto – precisa Casotto – non subappalto».

Sono operai specializzati, uno di origini dell’Est Europa, l’altro africane, entrambi residenti a Monfalcone. Nella ditta i due lavoratori hanno prestato la loro attività professionale da circa 4-5 mesi.

Finché si sono rivolti al sindacato Cgil. Entrambi hanno esibito due buste paga, quindi il lavoro di due mesi. Buste paga, dunque, per le quali i bonifici non combaciano. «Il differenziale è stato quantificato complessivamente in circa mille euro per ciascun lavoratore nei due mesi lavorati – continua Casotto –. Gli operai hanno pertanto percepito il 60-70% della paga. Dai primi conti eseguiti, ci troviamo di fronte anche in questa circostanza a lavoratori che svolgono una mansione per la quale conseguono una retribuzione diversa da ciò che avrebbero dovuto percepire».

Casotto continua: «I due lavoratori si sono rivolti al sindacato proprio perché intendono recuperare il differenziale dello stipendio non percepito. Un recupero che avevano comunque provveduto a richiedere alla ditta dalla quale però non hanno ricevuto risposta».

Un elemento, quello individuato, «accertato – aggiunge il sindacalista –, a meno che l’azienda non dimostri di aver pagato i lavoratori con modalità diverse, cosa che tuttavia non risulta agli stessi operai, oppure abbia commesso un errore in buona fede, anche se ci pare poco probabile».

Il tutto è inserito in un contesto ancora al vaglio del sindacato. Il quale ha già provveduto a richiedere alla ditta l’inoltro delle altre buste paga non ancora ricevute dagli stessi lavoratori in quanto non sono state emesse. Con ciò tenendo conto di un ulteriore aspetto: «Stando a quanto ci hanno riferito i due lavoratori – spiega Casotto –, la ditta in questione dovrebbe chiudere a breve».

«Il timore – argomenta il segretario Cgil – è che con la chiusura dell’attività, dalla quale dipendono una ventina di lavoratori, diventi poi complicato ricostruire la vicenda e andare al recupero dei soldi». Casotto spiega che il sindacato è andato alla ricerca dello “status” della ditta, con sede legale estera, in Italia. Resta comunque il fatto che anche in questo caso i conti non tornano. E che si pone il problema del “condizionamento” del mercato in ordine alle imprese e alle dinamiche occupazionali. Casotto infatti osserva: «La decurtazione degli stipendi attraverso queste modalità non lecite, non solo danneggia i lavoratori interessati, ma incide anche sul sistema occupazionale nell’ambito di una logica al ribasso. Siamo inoltre di fronte al fenomeno di una concorrenza “avvantaggiata” a danno di imprenditori che osservano le regole». Su tutto Casotto ribadisce: «Le buste paga formalmente regolari, nel rispetto delle leggi vigenti, ma
non corrispondenti poi alla realtà dei fatti, rappresenta un fenomeno diffuso. Non posso che ripeterlo, manca un sistema di controllo capillare ed efficace, anche di carattere preventivo, in grado di monitorare nel corso d’opera l’attività dell’appalto».

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