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È spaccatura a Trieste sull’appello degli operai della Ferriera

Comitati dei cittadini critici dopo la richiesta dei lavoratori di abbassare i toni. Apertura dalle istituzioni. Martedì tavolo con le sigle sindacali al ministero

TRIESTE Dopo tanto tempo i lavoratori della Ferriera si sono esposti attraverso una petizione. Per chiedere da una parte rispetto e dall’altra un’apertura a un dialogo disteso con le associazioni in campo e tutta la comunità. Le risposte all’appello non si sono fatte attendere. Ma hanno avuto tenori diversi fra loro. Istituzioni solidali nei confronti degli operai, dalla Regione al Comune. Così come FareAmbiente. Il Comitato 5 dicembre invece non ha appoggiato la proposta, lanciando una controffensiva. Più placida la risposta di No Smog.

Una manifestazione di protesta contro...
Una manifestazione di protesta contro la Ferriera


«Se avessimo visto degli insulti sul web agli operai, li avremmo condannati – esordisce Barbara Belluzzo del Comitato 5 dicembre –. Se esistono, vorremmo vedere gli screenshot: altrimenti per noi questa degli insulti è una bufala creata ad arte per dividere cittadini e operai».

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Sembra dunque che il gruppo non abbia evidenza del fatto che nel corso degli anni i dipendenti di Arvedi siano stati «dileggiati», come afferma invece la promotrice della petizione, Erika Bozieglau, la moglie di uno delle centinaia di lavoratori della Ferriera. Il Comitato ammette sì che «il dialogo tra noi cittadini e gli operai sia fondamentale» ma rileva come in questo caso si tratti di «una protesta a nostro avviso completamente pretestuosa e infondata di certi operai» e «un’operazione mediatica scorrettissima dell’ufficio stampa della proprietà».

Comprensione da “No Smog” che chiede ai lavoratori anche di fare un passo in avanti verso i problemi che affliggono i residenti di Servola: «Capiamo che quel posto di lavoro sia la loro fonte di reddito e che si trovino in una condizione di forte disagio a ricoprire il loro ruolo – spiega la presidente Alda Sancin –, ma il tasso di inquinamento a cui noi e loro stessi siamo sottoposti lo dice l’Organizzazione mondiale della sanità che è cancerogeno». Se poi un dialogo vero e proprio non ci sia stato sin qui, la colpa per Sancin è soprattutto dei lavoratori. «Non ci devono vedere come nemici – spiega –, siamo disposti anche noi al dialogo, ma se fino ad adesso non c’è stato è perché loro hanno lanciato fuoco contro noi residenti di Servola». Il possibile terreno comune di confronto tra loro, per Sancin, comunque riguarda «le istituzioni in primis e l’azione di bonifica dell’area».

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Dal versante istituzionale ha fatto sentire la propria vicinanza agli operai la presidente della Regione Debora Serracchiani. «Quando ci guardiamo in faccia e pensiamo alle singole famiglie di ogni lavoratore della Ferriera – ha affermato –, a ogni storia che è nascosta o banalizzata dietro uno slogan, diventa più difficile nascondere sentimenti e preoccupazioni». Ha sottolineato come «la petizione dei lavoratori della Ferriera di Servola sia una forte richiesta di ascolto e di attenzione da parte di tutti. Le letture a senso unico non sono un’opzione accettabile». Serracchiani ha inoltre chiamato in causa le stesse istituzioni: «Le tensioni sullo sviluppo industriale di Trieste esistono da tanto tempo e accendono gli animi, ma – ha affermato la presidente – il compito delle istituzioni è evitare che il confronto anche serrato travalichi nella mancanza di rispetto verso le persone e verso il loro lavoro. Le emozioni – ha concluso – e le inquietudini delle persone in carne e ossa che ogni giorno entrano nello stabilimento chiedono, anzi impongono rispetto. L’estremizzazione dello scontro sulla Ferriera si è sviluppata sulle teste di queste centinaia di persone, alle quali è stata riservata la parte di scomodi e sacrificabili comprimari. Non è giusto».

Dalla parte dei lavoratori anche il sindaco Roberto Dipiazza, non senza qualche riserva nei confronti dell’impianto: «Nella mia vita ho solo creato posti di lavoro e non li ho distrutti, però ricordiamoci sempre il tema ambientale. Sono 21 anni, dal ’96, che mi dicono che il prossimo anno migliorerà l’area a caldo – ha spiegato –. Rispetto dunque non solo i lavoratori ma anche la loro salute oltre a quella dei cittadini, le problematiche della Ferriera riguardano proprio loro». Si allontana da qualsiasi accusa di possibile scherno verso i dipendenti: «Io non li ho mai dileggiati, credo che questo sia opera di qualche cretino che li vessa attraverso Facebook. Condivido la posizione dei lavoratori che non devono essere colpevolizzati, è l’azienda che obiettivamente deve chiudere l’area a caldo. Per questo ho chiesto alla Regione più volte un tavolo sul lavoro. E martedì saremo a Roma al Mise con i sindacati».

A intervenire anche Giorgio Cecco, coordinatore regionale di FareAmbiente: «Serve un fronte comune per la tutela della salute e della qualità del lavoro, certo non polemiche e prese di posizione che alla fine penalizzano proprio i più deboli ed esposti, quindi in primis gli operai e gli abitanti». Condivide la strada del dialogo tra le parti Salvatore Porro (FdI), il presidente della VI commissione consiliare del Comune a cui verrà consegnata la petizione. L’azienda del gruppo Arvedi, contattata, ha preferito non intervenire.

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