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Sagrado apre ai migranti, ma non più di sei

Incontro per informare la popolazione. Richiedenti asilo in un alloggio privato. Il sindaco Vittori: «Scelta di responsabilità»

SAGRADO. Sei asilanti in un appartamento privato di Sagrado. Anche il primo centro della Sinistra Isonzo entra nella lista di comuni isontini (meno della metà) che hanno aderito al modello di accoglienza diffusa dei richiedenti asilo presenti sul territorio. L’amministrazione comunale guidata dal neosindaco Marco Vittori lo ha fatto aderendo al bando indetto dalla Prefettura di Gorizia nello scorso febbraio – il primo – e ieri sera Vittori ha informato la cittadinanza sui contenuti e il quadro normativo dell’iniziativa in un animato incontro tenuto assieme a Gianfranco Schiavone, presidente di ICS (Consorzio italiano di solidarietà) e a Giovanni Barbera, coordinatore del progetto di accoglienza diffusa nell’Isontino.

Vittori non si attende certo una levata di scudi per la decisione come avvenuto nella frazione gradese di Fossalon. «Del dissenso ci sarà, ma siamo preparati – commenta tranquillo il sindaco di Sagrado –. Ciò che più ci stava a cuore è che la cittadinanza venisse informata in modo corretto, senza storture e sttumentalizzazioni che un tema così delicato comporta. Sagrado ha ritenuto di fare la propria parte sul tema dell’accoglienza con senso di responsabilità così come richiesto dalle istituzioni».

Vittori ricorda che, in fondo, a Sagrado sul tema della presenza di richiedenti asilo c’è forse una maggiore consapevolezza che nei centri limitrofi. «Siamo stati in questi anni quasi una propaggine del centro richiedenti asilo di Gradisca – spiega –: gli ospiti del Cara hanno gravitato spesso in paese, vuoi per la presenza della stazione ferroviaria e vuoi per la maggiore vicinanza di Sagrado rispetto al centro della Fortezza. Da anni organizziamo corsi di italiano con la collaborazione della parrocchia e attiveremo altri progetti ora che siamo entrati nel sistema di accoglienza diffusa. Non mi aspetto nulla di traumatico, tant’è vero che le sei persone vivono in paese già da qualche tempo senza problemi di sorta».

I richiedenti asilo sono ospitati in un alloggio privato all’incrocio fra le vie Battisti e Mucchiut. Tuttavia il problema di sistemare gli ospiti in prossima uscita dal chiudendo Cara di Gradisca d’Isonzo – sono oltre 600 – rimane un’emergenza per l’Isontino. Nel bando sempre aperto, pubblicato dalla Prefettura di Gorizia nello scorso luglio si fa riferimento a un numero di richiedenti da sistemare di 369 unità. Dal bando sono esclusi i Comuni nel cui territorio sono già ospitati richiedenti asilo o minori stranieri non accompagnati, cioè Gorizia, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Monfalcone, Romans d’Isonzo, Sagrado, San Canzian d’Isonzo, San Lorenzo Isontino, San Pier d’Isonzo, Savogna d’Isonzo, Staranzano e Turriaco». Undici comuni su 25, dunque, cui vanno almeno idealmente aggiunti Grado – ove la disponibilità della giunta Raugna come noto ha causato forti dissensi – e Farra d’Isonzo, che ha scelto una strada differente rispetto a quella del bando permanente della Prefettura.

La posizione di Farra è sintetizzata dal sindaco Alessandro Fabbro. «Confermo la disponibilità del mio Comune a fare la propria parte, ma accogliendo persone alle quali è già stato certificato lo status di rifugiato o di persona soggetta a protezione umanitaria. Persone che hanno già superato il vaglio della Commissione per l’immigrazione e inserite nei progetti di integrazione dello Sprar. Questo consente al Comune di non subire il fenomeno, ma
di esserne parte attiva». «E con una quota parte secondo i parametri fissati dall’Anci: 2, 5 persone ogni mille abitanti. Un centro piccolo come il nostro – argomenta Fabbro – di più non può fare. Se ce lo chiederanno, le regole del gioco saranno queste».

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