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Il nuovo patto contro il rigassificatore

Il Comune di Muggia impugna il timbro di Roma sul metanodotto con Regione e Ancarano. Si accoderà pure San Dorligo

MUGGIA. Nuova crociata ambientale in arrivo per il Comune di Muggia. L’amministrazione Marzi ha annunciato pubblicamente ieri di aver presentato ricorso al Tar del Lazio contro il ministero dell’Ambiente per esprimere il proprio no al progetto del metanodotto Trieste-Grado-Villesse proposto dalla Società Snam Rete Gas Spa, considerato un vero e proprio progetto “costola” del nuovo terminale Gnl. Al fianco del Comune di Muggia, con ricorsi paralleli ed individuali, si sono schierati contro il metanodotto sia la Regione che il vicino Comune di Ancarano. E se San Dorligo della Valle sta preparando gli ultimi incartamenti per prendere parte a questa battaglia ambientale, il grande silenzioso assente, per ora, pare essere il Comune di Trieste.

Trentadue pagine, riempite grazie all’alacre lavoro dell’avvocatura civica del Comune muggesano formato dagli avvocati Walter Coren e Antonella Gerin, sono l’ossatura del ricorso che si prefigge punto per punto il progetto proposto da Snam Rete Gas. La problematica più eclatante si evidenzia dalle mappe allegate al ricorso, in cui si ricorda come il braccio di mare coinvolto sia già interessato da un notevole traffico navale – soprattutto a servizio delle strutture del Porto, sulla costa settentrionale – ed è soprattutto limitrofo a zone costiere densamente abitate.

Come già denunciato nei precedenti tre ricorsi contro il rigassificatore, il Comune rivierasco ha rimarcato appunto la presenza di numerosi impianti industriali presenti nell’area, anche a rischio di incidente rilevante, quali ad esempio i depositi costieri di carburante nell’area dell’ex raffineria Aquila, i diversi impianti attivi in Zona industriale, tra cui il termovalorizzatore, a ridosso del Canale navigabile, i pontili per l’attracco delle navi petroliere con gli allacci alle condutture dell’oleodotto transalpino gestito dalla Siot, nonché la Ferriera. Inoltre – sostiene il ricorso – il progetto del metanodotto andrebbe a cozzare direttamente con il Piano regolatore del Porto che contempla l’ulteriore sviluppo delle attività mediante la realizzazione di nuove infrastrutture quali l’estensione del molo VII, la realizzazione del nuovo molo VIII e i lavori di realizzazione del Terminal ro-ro all’ex Aquila. Insomma: un’area già destinata ad un considerevole incremento dei transiti, specie delle navi porta-container. Ma è la questione della sicurezza nei confronti della cittadinanza che mette maggiormente sotto accusa il progetto. «Le tubazioni del metanodotto risultano molto a ridosso della costa muggesana: stiamo parlando di una distanza di soli 75 metri dal molo Cristoforo Colombo e quindi dal nostro centro storico», stigmatizza il sindaco di Muggia Laura Marzi.

Non secondaria sarebbe poi la presenza di navi gasiere lunghe 200 metri e larghe 50 che dovrebbero necessariamente transitare attraverso la parte più stretta del Vallone di Muggia – tra i pontili della Siot e lo stesso molo Colombo – ovvero in un tratto di 630 metri. «Una distanza peraltro già quasi coperta come spazio di manovra dalle navi petroliere che vengono ormeggiate ai pontili del Terminal olii e che non tiene conto del futuro traffico di navi del Terminal ro-ro», tuona ancora Marzi.

L’assessore all’Ambiente Laura Litteri ricorda poi le problematiche legate ai fondali «risaputamente inquinati, che se smossi dunque provocherebbero delle gravi conseguenze», fermo restando che «il futuro dello sviluppo energetico non può essere riconducibile ad un metanodotto ma alle energie rinnovabili».

Marzi evidenzia infine la filosofia
portante del ricorso contro il ministero dell’Ambiente: «La sicurezza della popolazione ed il rispetto per l’ambiente sono per noi preponderanti rispetto ai benefici che si ipotizzano derivare dalla realizzazione di un metanodotto e di un rigassificatore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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